MEGLIO IL MONTANELLI IMBRATTATO

di TONY DAMASCELLI – È stato un errore ripulire la statua di Indro Montanelli macchiata di vernice rossa. Sarebbe stata invece una testimonianza illustre dell’ignoranza codarda che l’ha colpita. Senza rimandare ai posteri bastano i poster contemporanei dei Sentinelli e del manipolo, felpato di abito e di passo, che presume di essere il nuovo avamposto di partigiani, a difesa della democrazia. A parte la bestemmia storica, la differenza è fondamentale e cardinale: per difendere i valori della libertà non è elegante camuffare il volto ma mostrarlo, per ribadire coraggio e indipendenza, sostantivi e qualità che non sembrano appartenere alla squadraccia protagonista del parco milanese.

La statua di Montanelli doveva restare così, rossa di vernice e di vergogna, il signor sindaco Sala si è premurato assicurando che il monumento sarebbe tornato all’originale immagine, volontari di Fratelli d’Italia si sono adoperati in anticipo. Due errori in uno, così dando pubblicità ulteriore all’atto idiota. La vernice rossa doveva restare la testimonianza di come (non) si possano salvaguardare le idee altrui, il gesto compiuto dai rappresentanti degli studenti, filmato con la colonna sonora di The Revolution will be not televised, scritta e interpretata da Gil Scott Heron, padrino del rap, “la rivoluzione non andrà in onda…la rivoluzione non ti farà sembrare più magro…”, è un ulteriore esempio di una scolaresca smemorata.

Due righe di Bignamino per gli studenti fuori corso mentali: mister Scott Heron venne arrestato più volte per uso e possesso di cocaina, condannato a tre anni anche per violenza nei confronti della sua compagna Monique de La Tour, un gentleman ormai passato tra i più. Ritengo che non vi siano monumenti a lui dedicati in nessuna parte degli Stati Uniti. Ma la sua icona supera i mari ed eccita i patrioti milanesi, il testo è interessante, la musica anche, l’interpretazione aggressiva. Un motivo in più perché la statua non venisse ripulita: avrebbe riunito in una volta due “belle persone”, Indro&Gil.

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