INCREDIBILE: CON CHICO VINCE L’ITALIA UNITA

di LUCA SERAFINI – L’irriducibile battaglia è dunque vinta. Combattuta da centinaia, migliaia di appassionati e su più fronti, a cominciare dai tavoli mediatici e diplomatici. Chico Forti viene restituito al suo Paese, l’Italia, non da uomo libero, ma a casa sua dopo 20 anni, scontati a Miami per un ergastolo frutto di una condanna ingiusta, partorita da un processo farsa come anche gli americani sanno fare, esattamente come le tirannie o i sultanati che combattono: da Sacco e Vanzetti sino ai 7 di Chicago, o i “3 West Memphis” che hanno ispirato “The devil’s knot”, una delle più celebri pellicole di Atom Egoyan che ha molto caro il tema dell’innocenza violata.

La restituzione di Chico Forti all’Italia è in realtà la fine dell’iter giudiziario che lo riguarda, per una revisione che non potrà avvenire, nemmeno di fronte a fatti nuovi, non bastasse l’assoluta mancanza di prove che ha caratterizzato il percorso statunitense, farcito da testimonianze choccanti sui condizionamenti della giuria e, soprattutto, sui metodi investigativi che portarono all’arresto e alla condanna del nostro connazionale. Non a caso, la condanna-ritorsione sarebbe attribuita proprio a un’inchiesta di Chico Forti – che all’epoca dei fatti si era trasformato da atleta dell’acqua a documentarista – sulle leggerezze della Polizia di Miami, nelle indagini che portarono a braccare e uccidere Andrew Cunan, il presunto omicida di Gianni Versace.

Il caso Chico Forti interessò anzitutto il giudice Ferdinando Imposimato, poi Emma Bonino e la scrittrice e criminologa Roberta Bruzzone (“Il grande abbaglio”, 2013), sollecitati da parenti, amici e dal primo gruppo che prese a cuore la questione, “Le leonesse di Chico”, tutti protesi a sensibilizzare opinione pubblica e politici sul caso di quell’uomo ingiustamente recluso e condannato. In questi ultimi 2 anni le manifestazioni a favore di Chico Forti, volte alla sua liberazione o quantomeno alla revisione del processo, sono state innumerevoli: murales, striscioni negli stadi, gruppi social, gadget, articoli, interviste, gli appassionati reportage de “Le Iene” che su Italia 1 da mesi hanno dato vita a un martellamento d’inchiesta con pochi precedenti.

Poi, soltanto 2 domeniche fa, una sfilata dei tassisti a Bologna con gli adesivi attaccati alle portiere “Chico Forti libero”. Con il ministro Terzi a suo tempo e oggi Di Maio e Salvini (a Cesare quel che è di Cesare) impegnati per mesi sul fronte della diplomazia internazionale.

Il ritorno in Italia di Chico Forti è una vittoria istituzionale per l’Italia, sempre pronta a restituire velocemente le Amanda Knox di turno dopo averle processate, in maniera più seria anche se per altri versi lacunosa e contraddittoria.

Di fatto, Chico Forti è solo stato spostato da un carcere all’altro: al momento non è prevista la sua libertà. Mi dice Roberta Bruzzone: “Non conosciamo ancora i dettagli dell’accordo tra Italia e Stati Uniti, dove l’ergastolo comminato a Chico fu di tipo ostativo, cioè come a Riina per intenderci, non ammettendo alcuna ipotesi di revisione o concessione. Oggi la commutazione della pena, anche solo a livello di permessi o di sconti per buona condotta, non è contemplata, e questo fu esattamente il motivo per cui a suo tempo Chico rifiutò il trasferimento in Italia: sarebbe stata un’ammissione di colpa e avrebbe pregiudicato qualsiasi possibilità di riapertura del caso. Siccome però quella strada è risultata comunque impervia e non c’era alcun referente legale in America, oggi è stato possibile questo compromesso. L’Italia potrebbe concedere la grazia, in via del tutto ipotetica, ma scavalcherebbe la giustizia americana e gli accordi internazionali. Aspettiamo di conoscere il dispositivo, poi vedremo”.

Resta il fatto che un risultato concreto, eclatante, ormai insperato, è stato ottenuto ed è altissima l’euforia di chi ha vissuto la battaglia in trincea, a cominciare dagli zii Gianni e Wilma fino a sua madre, decine di artisti (attori, cantanti, musicisti, pittori), letterati, gente comune che gli amici hanno ribattezzato “l’onda di Chico”. Un caso capace di unire, nei festeggiamenti di queste ore, PD e Lega, Forza Italia e 5 Stelle, Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Soprattutto, un caso capace di ridare speranza a tutti quanti si sono sentiti per un momento soli, nella propria vita, possibili vittime di un errore giudiziario, capace di cancellare un’intera esistenza.

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