IL VACCINO DEL VICINO E’ SEMPRE PIU’

di MARIO SCHIANI – Ammettiamolo: la visione dell’altrui appezzamento botanico risulta sempre cromaticamente alterata. In altre parole: l’erba del vicino è sempre più verde, perfino quando, come in queste giornate, è coperta di neve.

Il vaccino anti-Covid, che ha iniziato la sua benedetta avventura anche in Italia, non fa certo eccezione. Da giorni sentiamo polemiche e battute su quante dosi sono state assegnate alla Germania e quante all’Italia (e pazienza se nessuno si è preso la briga di andare oltre il dato nudo e crudo), sulle procedure di somministrazione avviate in altri Paesi dell’Europa, sulla qualità doc delle fiale “imbottigliate” a Londra piuttosto che nell’area del Barolo. Al netto delle nostre mancanze e di quelle di chi ci amministra e governa, il tutto suona soprattutto a conferma del principio sopra affermato.

A quel che si sente, il vaccino tedesco è addirittura prodigioso: pare sia in grado di distribuirsi da solo. Bussa alle porte di ogni Strasse in ogni Stadt, convoca gli abitanti sull’uscio, li allinea per altezza crescente e si inocula come un sol uomo, sbattendo i tacchi secondo la disciplina prussiana impartitagli nel Rna messaggero. Anche quello inglese è prodigioso: del tutto autarchico, a parte il contributo di alcuni ricercatori turchi ma vabbè, oltre a proteggere contro il Covid rinforza le convinzioni monarchiche, trasferisce il posto guida dell’auto a destra e viene distribuito in confezioni rivestite di tweed.

Certo, come eleganza e “savoir vivre” sarà difficile battere quello francese: consegnato in scatole dai colori pastello che ricordano quelle “des chocolats”, viene iniettato solo dopo essere stato assaggiato sia dal sommelier sia dall’utente finale il quale, come si conviene, farà finta di saper distinguere un Bordeaux dalla Coca Light e un vaccino dalla tachipirina. Una volta in circolo, il vaccino francese migliorerà le difese immunitarie, cancellerà ogni residua reminiscenza del concetto di bidet e perfezionerà quella certa aria di superiorità che non manchiamo mai di riscontrare nei cugini d’oltralpe.

Il vaccino olandese, infine, viene proposto anche nella versione da fumo, alla quale tuttavia è possibile accedere solo in “caffè” autorizzati. Tra gli effetti collaterali, vengono segnalati leggeri giramenti di testa e il desiderio irrefrenabile di giocare senza libero e con tre punte.

Anche il vaccino, elemento in sé neutro e comandato solo dalla biologia, si ritrova dunque a partecipare al gioco, infantile fino a quando non diventa tragico, della diffidenza, degli stereotipi, dei sensi di superiorità/inferiorità nazionali. Che sia indispensabile sorvegliare, secondo attenta coscienza civica, la distribuzione del vaccino è cosa da tenere sempre in mente. Non ci riusciremo mai se invece di fare attenzione a quel che davvero accade ci lasceremo trascinare nel Risiko europeo della salute, veleno la cui somministrazione è particolarmente sconsigliata a chi soffre di stupidità: comporta l’effetto collaterale di un’esplosione del delirio di potenza.

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