IL TERRORE DI STARE SOLI

di DON ALBERTO CARRARA – Le grandi emergenze fanno tornare alla memoria anche le grandi frasi che ci permettono se non di capire tutto, almeno di giustificare qualcosa.

Così, mi è successo, tra le tante idee rispolverate per vivere anche la pandemia, di ricordare un’affermazione perentoria di Blaise Pascal, perentoria e notissima: “Ho scoperto che tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera” (Pensieri, n. 139).

Sembra proprio destinata a noi, questa frase, scritta quattrocento anni fa. È la condizione alla quale siamo “condannati” dal Covid-19: dobbiamo stare soli. Per la verità non siamo proprio e non precisamente soli. Dobbiamo convivere con genitori, fratelli, sorelle… Ma papà e mamma lavorano da casa e hanno due lavori diversi: devono fare di tutto per non disturbarsi. I ragazzi frequentano scuole diverse, diversi anni del loro tirocinio scolastico, anche loro cercano disperatamente un angolo in cui possano tranquillamente seguire la loro lezione a distanza e fare i loro compiti.

Se siamo costretti a una convivenza numerosa, la prima cosa necessaria è evitare di stare con gli altri. Perché se non fosse stata pandemia, saremmo stati tutti per i cavoli nostri. Ora, invece, siamo costretti a stare insieme e dobbiamo comunque fare di tutto per fare, anche a casa, i cavoli nostri.

Il che rivela una situazione banale e, insieme, paradossale e inquietante. Pensiamo, spesso pensiamo anche molto, ma pensiamo sempre per fare qualcosa. Abbiamo disimparato la cosa più semplice: non fare nulla e, di conseguenza, pensare non a qualcuno o a qualcosa, ma a noi.

Non sappiamo restare tranquilli in una stanza. Perché, se davvero restassimo tranquilli in una stanza e davvero dovessimo pensare a noi, saremmo costretti alla sincerità e dovremmo prendere atto di verità spesso deludenti, spesso atroci. Dovremmo riconoscere di non essere esattamente quello che sembriamo essere. Non dovendo fare qualcosa, ma dovendo semplicemente vivere, dovremmo soltanto chiederci chi siamo. Il faccia a faccia con noi stessi è il più difficile di tutti, perché non è possibile fingere e se fingiamo vuol dire che, anche in una stanza, non siamo capaci di stare davvero da soli e sentiamo, anche lì, la necessità di crearci un doppio. Il mondo più difficile da scoprire siamo noi perché, lì, il mondo da trovare e il viaggiatore che deve cercarlo coincidono.

Tanto più, poi, che il mondo da scoprire, il più delle volte non solo è difficile da scoprire, ma è ancora più difficile da guardare, una volta scoperto. Possiamo ricamare su questa difficoltà, ancora una volta, con una frase di Pascal. “Gli uomini non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno risolto, per viver felici, di non pensarci” (Pensieri, n. 348). E non solo hanno deciso di non pensarci, ma hanno anche deciso di evitare tutto quello che costringe a pensarci.

Si sente ripetere, continuamente, che dopo il Coronavirus niente sarà come prima. Saremo costretti ad accettare molte cose inaccettabili, compresa la povertà, la privazione di molte delle nostre libertà, la difficoltà a trovare lavoro…

Ma sarebbe un bel disastro, se davvero cambiassero le cose attorno a noi e i nostri rapporti e il nostro lavoro, che noi restassimo sostanzialmente come prima e cioè, semplicemente, incapaci di restare tranquilli in una stanza.

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