IL TERRORE DI PERDERE SOLDI

di GHERARDO MAGRI – Nei momenti del bisogno e dell’emergenza vera la gente si rivela per quello che è. Cadono i filtri e si capisce tutto. Grandi conferme o grandi delusioni. Così le aziende, che sono fatte di persone. E’ un’esemplare cartina di tornasole, questo Coronavirus.

La questione più eclatante in questi frangenti viene dal mantra “mettiamo al centro delle nostre attività l’Uomo, il nostro capitale umano”. Il passaggio dalla priorità assoluta del business e dei ricavi, poi all’attenzione sul consumatore, passato alla tac per carpirne tutti i desideri, e infine di recente al focus sulla Persona in quanto soggetto davvero pensante (ma va?), si è consumato in lunghi decenni di sforzi immani.

A colpi di costosi consulenti e guru visionari, le scuole di pensiero manageriale ci hanno insegnato come gestire al meglio i cambiamenti. E’ stato come tentare di sostituire frotte di neuroni abituati ormai a pensare sempre allo stesso modo con quelli nuovi, pimpanti e smaniosi di reindirizzarci il cervello. La cosiddetta era dell’open mind. Apriamoci al nuovo, buttiamo vecchi sistemi, spalanchiamo le finestre sul panorama affascinante di un territorio inesplorato: la scoperta dell’Uomo, al centro di tutto l’universo mondo, colui al quale dobbiamo dare le nostre migliori attenzioni.

Non è che i greci e i latini, o forse semplicemente i nostri nonni l’avevano già pensato prima? Provare a rileggersi la storia? Certi esercizi sono davvero molto difficili da fare, ma forse meglio tardi che mai. Forse.

Vengo al punto. Vedo una lunga schiera di multinazionali che si è rimangiata in un sol boccone il suddetto pensiero, subito subito, alle primissime avvisaglie di una tragedia economica imminente, scatenata del Coronavirus. Anni e anni di corsi intensivi gettati via, in fretta e furia. Sono ritornati alla teoria di sempre: difendiamo il nostro profitto, lui viene prima di ogni cosa, non scherziamo. Il re è nudo.

Come hanno reagito questi manager illuminati solo da loro stessi? Mettendo immediatamente in ferie forzate o, ancora peggio, in permessi non retribuiti i loro dipendenti. Bravi, sette più. Mossa che li avrà fatti brillare agli occhi dei loro azionisti, ma in pessima luce per tutti gli altri.

Neanche un ripensamento, neanche aspettando l’aiuto che sta arrivando magari dalla Cassa integrazione messa a disposizione del governo. Non sia mai, io devo decidere in fretta, qui si rischia di perdere soldi. Mi riferisco a grandi aziende che fanno profitti consolidati da tempo e che solo all’idea di stringere la cinghia per un anno inorridiscono. Ho tante testimonianze di chi purtroppo vive in queste realtà: sta pensando di cambiare aria appena potrà. Non li biasimo affatto. Cari colleghi, vi auguro un boomerang formidabile quando sarà finita l’emergenza: avete sottovalutato alla grande la reazione delle vostre persone.

Per fortuna c’è un altro gruppo di società che invece fa l’opposto. Protegge i propri dipendenti, mettendo in conto delle perdite economiche, ma con il sano principio che l’azienda sia davvero come una famiglia. Affrontando la burrasca insieme per uscirne più forti ancora. Qualcuno, e non sono pochi, si sono slanciati anche in donazioni corpose. Chapeau, in particolare a chi neanche pensa a ritorni pubblicitari, e mi riferisco a marchi non famosi.

Chi si comporta in questo modo non ha avuto bisogno di corsi supplementari, sapeva già come fare.

4 pensieri su “IL TERRORE DI PERDERE SOLDI

  1. Sergio dice:

    Purtroppo c’è in giro un sacco di gente che i valori li sceglie per interesse e non per credo. Meno male che invece c’è chi la rotta la tiene dritta anche se il mare è in burrasca. Fortunato chi gli amici se li sceglie in questa seconda categoria. Tu sai di casa parlo, Ghe. Grazie per il tuo pensiero sempre “tutto di un pezzo”. Un abbraccio ?

    • gherardo magri dice:

      Quelli della seconda categoria sono molti di più di quanto ci immaginiamo. E’ che sono più silenziosi e si fanno sentire meno degli altri, ma ci sono eccome.

  2. Giancarlo dice:

    Bravo Ghera…quei vertici aziendali che cinicamente scambiano “disgrazie”con opportunità di mercato non avranno un bel futuro! Non mollare!

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