IL TELEFONO AZZURRO CONTRO LA RUSSOFOBIA SERVE A MOSCA, NON A ROMA

E’ notizia recente: l’Ambasciata russa in Italia ha attivato un servizio di assistenza per i cittadini russi che subiscono discriminazioni nel nostro paese. Una specie di telefono azzurro per chi si sente oggetto di rappresaglie.

Presumo che iniziativa analoga sia partita in diverse nazioni europee. I cittadini russi residenti all’estero che hanno subito molestie, minacce, aggressioni, insulti possono segnalarlo compilando un apposito modulo approntato dall’Ambasciata.

Non credo che sinora tali casi siano molti, anche se ha fatto molto discutere la vicenda del professor Nori, a cui l’Università di Milano Bicocca aveva suggerito “per evitare polemiche” di annullare un Corso di lezioni su Dostoevskij. E comunque Nori è italiano.

Anche al fotografo Alexander Gronsky è stato revocato l’invito a partecipare al Festival di fotografia europea di Reggio Emilia, presumibilmente in quanto russo, nonostante nel frattempo lui abbia protestato a Mosca contro la guerra e per questo sia stato arrestato. Avrebbe dunque meritato solidarietà e visibilità, ma tant’è.

Comunque, si tratta di casi isolati di stupidità, casi in cui più che il calcolo politico credo che c’entrino superficialità, pressapochismo, opportunismo. Di fatto, non c’è nessuna forma di russofobia in Italia, possiamo tranquillamente dirlo, anche perché è evidente a tutti che le responsabilità di Putin e degli altri alti dirigenti non possono certo ricadere sulla gente comune.

Piuttosto, a ben vedere, il posto al mondo dove oggi i diritti dei cittadini russi sono maggiormente massacrati è proprio la stessa Russia. altroPensiero.net ha riportato la storia di Yelena, artista di 80 anni, arrestata a San Pietroburgo per essersi seduta a terra con due cartelloni inneggianti alla pace. Nel frattempo il diritto all’informazione è negato, con la chiusura dei maggiori canali social, così come quello al dissenso, con pene fino a 15 anni per chi diffonde “false informazioni” su una guerra che è vietato nominare. Per non parlare dello strazio dei giovani militari mandati ad assalire l’Ucrania e di cui si ignora il numero di vittime, anche se sembrano tante.

Insomma, le maggiori discriminazioni il popolo russo le riceve in patria e per opera dei suoi governanti. Creare servizi di soccorso all’estero appare solo una strategia comunicativa diversiva, meglio detta propaganda, per allontanare l’attenzione dalle violazioni dei diritti fondamentali che stanno avvenendo a Mosca.

 

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