IL TAR DECIDE PURE SE I MILITARI POSSONO TATUARSI (DI NASCOSTO)

Per la serie facciamo ridere i polli, ecco la sentenza del Tar del Lazio che dà ragione a un finanziere che, in sede di concorso, non era stato ritenuto idoneo per la presenza di tatuaggi due “in zona sovramalleolare” e dunque coperta da uniforme. Il bando escludeva automaticamente i candidati con tatuaggi o alterazioni fisiche permanenti in quella zona. C’è stato bisogno del Tar, già intervenuto in altre questioni di così pesante importanza per i militari. In verità sarebbe sufficiente consultare una direttiva tecnica relativa all’accertamento delle imperfezioni e infermità per comprendere il fenomeno e le sue conseguenze. Riporto per l’appunto il testo; ”….sono giudicati inidonei i concorrenti che hanno tatuaggi, anche coperti, che per dimensioni e natura sono deturpanti e contrari al decoro o di discredito per le Istituzioni o siano possibile indice di personalità abnorme (da accertare con visita psichiatrica e con appropriati test psicodiagnostici. Sono proibiti i tatuaggi con contenuti osceni, con riferimenti sessuali, razzisti, di discriminazione religiosa, i tatuaggi con incitamenti lussuriosI e contenuti libidinosi e amorali o con riferimenti sessuali che, oltre ad avere contenuti lussuriosi, tendono a discriminare gli individui sulla base delle tendenze sessuali”.

Non vedo la novità, non capisco lo stupore. Se passa la moda che anche le forze dell’ordine siano disordinate, allora saltano tutte le marcature. In verità ci sono tatuaggi che raccontano storie e riportano memorie bellissime. Ci sono sportivi, alla voce calciatori, ricoperti di inchiostro con frasi simbolo, tratte da libri che gli stessi tatuati non hanno mai letto o, al massimo, sfogliato, cercando le fotografie.

Il finanziere è stato dunque rassicurato, è idoneo e arruolato, la sua zona sovramalleolare, volgarmente detta caviglia, è salva. Come dice il motto della guardia di Finanza, Nec recisa recedit, Neanche spezzata retrocede. Non la caviglia, presumo.

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