IL PIANETA ASPETTA, LA’ FUORI

di LUCA SERAFINI – Scandire le giornate con gli orari abituali, per non prendere il ritmo subdolo del pigiama. Ritrovare il senso della famiglia e dello scambio con amici dimenticati e parenti lontani, finalmente oltre una videochat. Scoprire o riscoprire la lettura, l’arte, la musica. Magari apprezzare quel silenzio da incubo che ci fa mancare i clacson e la metro. Infarcire questo nulla cosmico imbottito di creatività con ricette di cucina, corsi online, serie tv a raffica per impregnare la fantasia sopita. E scrivere, soprattutto. Scrivere. I menestrelli soli e un po’ patetici come me o gli aspiranti Pascoli che inzuppano il web, con le loro scritte sui muri dei cessi dei social. Scrivete ovunque, qualsiasi cosa.
Twittare e ritwittare, instagrammare labbra, tette e culi, pentole, vini, piatti e fiori, balconi e video strappalacrime o trash.
Intasare whatsapp con battute squallide che circolano a nastro facendo ridere nervosamente, immagazzinare numeri di infetti asintomatici guariti ricoverati mascherine morti vivi malati sani stolti… come il listino del Nasdaq. Numeri freddi in una primavera glaciale.
Non dimenticare vecchi bambini uomini donne e studenti. E cani. E gatti. Mi raccomando cani e gatti.
Stordirci di ambulanze che nel silenzio squassano il cuore e il cervello. Bere e mangiare come alle nozze di cento figli e mille amici. Cento Pasque e mille Natali. Ingozzarci delle parole vacue di politici sparsi e scarsi, foto di mari monti laghi fiumi e vecchi ritrovi. Cerchiamo Dio nei cassetti, nelle tasche, negli armadi, nei cuori e nei cessi perché un Dio da qualche parte sarà.
Psicologi e scienziati, analisti e chiromanti, profeti e ciarlatani. Preti e infermieri. Riempire questo deserto come meglio crediamo e come meno ci fa stare peggio. Non facciamoci mancare la ginnastica perché le corse le hanno proibite a furbi panzoni, pigri e magri mariuoli.
Facciamo tutti quel cacchio che ci pare per riempire il deserto. Ma il pianeta ci scongiura di pensare un minuto, un solo minuto al giorno, a come sarà quando riapriremo quella porta. E a cosa faremo. Il pianeta ci supplica. Per favore. E per il futuro.

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Un commento su “IL PIANETA ASPETTA, LA’ FUORI

  1. Cristina Dongiovanni il said:

    Riprendo questo articolo oggi, nella Giornata della Terra, per soffermarmi con rinnovata coscienza su questo che non è un argomento, è una questione di vita. Mentre noi stiamo dentro lei, la nostra unica casa possibile, finalmente respira un po’ meglio. E’ una contraddizione dialettica che crea angoscia, ma che forse può aiutare. Un’allerta inversa, speriamo unica, per riscrivere il nostro rapporto con un pianeta che ci sta subendo da centinaia d’anni con una pazienza che andrebbe premiata con spontaneità, senza tanto bisogno di alzare la voce.
    Un ambiente di vita che abbiamo voluto invadere con il virus lento e inesorabile del progresso senza regole, per l’esigenza di un benessere nella direzione della facilità, della velocità, dell’abuso. Tutte le nostre potenzialità profuse fino all’eccesso per creare architetture fameliche che estorcono ed imbrattano non solo le meravigliose superfici di questa abitazione senza eguali, ma soprattutto le sue fondamenta.
    Proprio ora che abbiamo volto lo sguardo verso un virus letale , possiamo prendere coscienza più matura e fattiva nei riguardi del nostro pianeta. Noi che siamo così forti, così audaci nella nostra ricerca, così determinati quando c’è in gioco la vita, così diligenti e ordinati, così pronti ad ascoltare. Proviamo a muoverci con la stessa costanza, con la stessa precisione, con la stessa volontà, non solo verso il fronte biologico della cura di questa sconosciuta malattia, ma anche verso quello ambientalista della conservazione e del rispetto per la nostra casa. Poggiamo il nostro sguardo oltre il giardino, oltre la siepe leopardiana delle nostre quotidiane utilità, oltre le nostre compiaciute affermazioni. Ricordiamo che mentre rincorriamo il nuovo, c’ è un mondo anziano che sta facendo fatica, una terra a cui non può servire una mascherina. Una terra che chiede di essere curata giorno dopo giorno nelle nostre piccole azioni, nelle nostre percorribili soluzioni. Non possiamo vederla crollare, non possiamo vedere oscurarsi il cielo, è la nostra unica possibilità.

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