IL PATTEGGIAMENTO PER PONTE MORANDI, UN AFFARONE

Tra una bomba sull’Ucraina e la ripresa dei contagi Covid, la notizia del patteggiamento di “Autostrade per l’Italia” arriva abbastanza inaspettata. La società offre circa trenta milioni di euro per chiudere la partita del Ponte Morandi, scegliendo di rompere gli indugi e farsi avanti. Il tempismo è quantomeno sospetto, perché l’opinione pubblica è assolutamente distratta dai fatti tragici di questi momenti e temo che la cosa passerà piuttosto inosservata e anche molto spedita. Le reazioni molto positive della Procura di Genova fanno capire che l’iter potrà essere agevole: adesso tocca al giudice.

Replica immediata di Egle Possetti, portavoce dei parenti delle 43 vittime: “Il patteggiamento non lava la coscienza di nessuno per quello che è successo. E, anzi, avrà un impatto importante sull’iter processuale degli altri imputati. Significa che l’impianto accusatorio è valido”.

Facendo un passo indietro, dobbiamo ricordare che l’azienda aveva risarcito i parenti con sessanta milioni, con una media di circa trecentomila euro a testa. Soltanto il 5% non ha accettato, due di loro in maniera pubblica per riservarsi la possibilità di costituirsi parte civile, azione che non potrà intraprendere invece chi ha ricevuto i soldi. Decisioni difficili da prendere, perché la vita va avanti e per scendere a certi compromessi te la devi vedere esclusivamente con la tua coscienza. Personalmente ritengo essenziale che nelle aule dei tribunali ci sia sempre anche chi ha vissuto direttamente la tragedia, non si può delegare tutto solo a paludati e sia pur rispettabili avvocati.

Diciamo anche che il patteggiamento non ostacolerà il processo penale ai manager imputati dei vari reati, e questo fa stare più tranquillo chi vuole giustizia e verità almeno per le 59 persone coinvolte.

Ma, in modo un po’ strisciante e comunque lecitamente, il patteggiamento farà uscire del tutto “Autostrade per l’Italia” dal processo, in sostanza ne esce chi aveva dato le deleghe e chi aveva deciso le strategie di profitto e di gestione. Chi comandava davvero. Stiamo parlando degli azionisti, che avranno valutato “equo” un esborso di una novantina di milioni in totale per sistemare l’orribile vicenda.

A sostegno di questo ragionamento aiuta una (benedetta) intercettazione del febbraio 2020 tra i legali della società Autostrade e Aspi: “Non so se a quel punto è meglio… immaginare che provi un patteggiamento… Aspi ne esca… e poi… gli imputati si faranno il loro processo… si scanneranno uno con l’altro… a quel punto… la convenzione è in salvo… Autostrade magari esce pagando la sua sanzione 231… senza interdittiva e sparisce dalla faccia della terra diciamo così. Ma questa, come dire… è veramente un’illazione mia”.

Aggiungiamo che, nel frattempo, si è perfezionata la cessione dell’88% della holding “Atlantia” al consorzio guidato da Cassa Depositi e Prestiti e altri fondi, ma non ancora ultimata: sembra che sia slittata a fine giugno. Una bella soluzione che accontenta tutti, ma con un macigno da rimuovere sulla strada.

Il fardello della causa era ancora troppo pesante per chiudere l’affare? E’ stata questa la molla che ha originato la mossa del patteggiamento? La valutazione di 90 milioni di euro è la giusta compensazione per girare definitivamente pagina?

Se fosse così, sarebbe un freddo calcolo di interesse, basato sul business: niente di minimamente etico, non facciamoci abbagliare della consistente cifra messa sul piatto. “Il Sole 24 ore” ha calcolato che nel periodo 2001-2017 “Autostrade per l’Italia” – una vera gallina dalle uova d’oro – ha accumulato profitti per oltre due miliardi di euro: per quantificare in un altro modo, i risarcimenti e il patteggiamento sono inferiori a quanto hanno guadagnato in media in un solo anno.

 

 

 

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