IL PATETICO ORGOGLIO DEI CIRCOLI PER SOLI UOMINI

Personalmente (si può incominciare un pezzo con un avverbio? Mah: ormai è fatta), personalmente, dicevo, l’unico Club per uomini soli al quale volentieri inoltrerei una richiesta di iscrizione è il “Drones” di Londra. Esso presenta due vantaggi: il comportamento generale dei suoi membri è talmente immaturo e frivolo che invitare le donne a iscriversi sarebbe un insulto al loro genere e dunque non c’è da temere di praticare alcuna forma di autentica discriminazione; in secondo luogo, è un Club interamente fittizio, addirittura letterario. Vi fa parte Bertie Wooster, l’“eroe” dei romanzi della serie Jeeves firmati da P. G. Wodehouse.

Di regola, i membri del “Drones” trascorrono il loro tempo ingaggiando battaglie a colpi di mollica di pane oppure simulando competizioni equine montando a cavalcioni l’uno sull’altro. Vorreste forse invitare qualche presidente del Senato a far parte di una simile congrega? Ve la sentireste di insistere perché Liliana Segre compili la domanda di ammissione? Certo che no: è meglio, molto meglio, che il “Drones” conservi la sua futile atmosfera edwardiana, popolata di eccentrici gentiluomini divertentissimi sulla carta, ma che eviteremmo di sguinzagliare in giro per il mondo.

Mondo al quale appartiene invece il romano “Circolo Canottieri Aniene”, fondato nel 1892 e da allora per statuto dominio esclusivo degli uomini. Centotrenta anni di enclave maschile che presto potrebbe finire: un’interrogazione parlamentare presentata da 25 signore deputate chiede che la regola sia modificata, non solo all'”Aniene”, ma in tutte le associazioni sportive, specie se affiliate a Federazioni nazionali.

Remando in difesa, i responsabili del Circolo – tra cui il presidente onorario Giovanni Malagò, che è a capo del Coni, nientemeno – dicono che guardare a questi particolari significa “non interpretare i fatti”, che non c’è alcuna reale “volontà di preclusione”. Difendere lo statuto che vieta l’ingresso alle donne, sarebbe dunque una questione di “rispetto della tradizione”. Tanto più, hanno aggiunto, che “ci siamo aperti alle socie onorarie e ci sono state tante presentazioni con donne”.

Così dicendo, sembra proprio che i dirigenti del sodalizio abbiano infilato l’imbarcazione in una secca. Se è ben vero che la “Canottieri Aniene” ha ammesso di recente alcune socie onorarie, è anche vero che non ha esteso loro il diritto di voto e dunque le ha private di ogni potere decisionale. Inoltre, le signore di cui sopra sono state ammesse al circolo “per meriti sportivi”, mentre l’inscrizione degli uomini è vincolata soltanto alla presentazione da parte di altri membri, in senso buono.

Forse all'”Aniene” non se ne rendono conto, ma così facendo il loro circolo ha realizzato in piccolo una perfetta fotografia di quel che in generale accade nella società, dove le donne sono costrette a farsi strada, laddove ci riescono, in base al puro merito, mentre gli uomini avanzano spesso sulla base di spinte e raccomandazioni impresse da altri uomini. Certo, potremmo abbandonarci a far battutacce su come certe donne fanno carriera, ma qui non siamo in un circolo tutto maschile, ambiente che spesso favorisce la circolazione di questo genere di pettegolezzi e consolida questo tipo di mentalità.

“Tradizione” è una bella parola, non c’è dubbio, ma bisognerebbe sempre chiedersi che cosa nasconde. Nel caso dell'”Aniene”, e di altre riserve maschili “protette”, sembra faccia da paravento all’abitudine al privilegio, allo status quo mentale, alla gestione delle cose fatta da pacche sulle spalle e gomitate nel costato, senza contare l’inevitabile scivolata in uno snobismo da operetta che francamente ha fatto il suo tempo.

Meglio allora finirla con queste scuse e aprire per davvero alle donne le porte di circoli, club e dopolavoro (con la sola esclusione, mi raccomando, del mio amato “Drones”). Ci pensino, all'”Aniene”: chi remerà più forte li porterà più lontano, che cosa importa se sarà una donna?

 

 

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