IL NOSTRO FAR WEST

di JOHNNY RONCALLI – Anni fa, ricordo di aver assistito a un episodio che mi lasciò inquieto. Mentre ero alla guida, in coda a un semaforo, sopraggiunse uno scooter con due persone in sella, a tutto gas. Affiancarono un’automobile e, con i caschi in mano, fecero a pezzi uno degli specchietti dell’auto, inveendo contro il guidatore. Non so cosa fosse successo esattamente, forse una manovra azzardata, forse uno sgarro, ma era chiaro il sentimento di rivalsa e vendetta da parte dei due motociclisti.

Decisamente più inquieto sarei rimasto però al cospetto di quello che è accaduto nei pressi di Marano, in provincia di Napoli. Dopo essere stato minacciato con una pistola da due persone a bordo di uno sccoter e rapinato del Rolex che portava al polso, un automobilista ha inseguito i due ladri, speronandoli e causandone la morte.

Rabbia, rivalsa, vendetta, a sangue caldo. Non so se facile, ma in qualche modo comprensibile schierarsi dalla parte dell’automobilista, perché immedesimarsi porta ad assaporare la rabbia che assale quando si è vittime di prepotenze e ingiustizie, la rabbia che diviene incontenibile quando si intravede la possibilità di reagire. E la reazione, non di rado, è spropositata, talvolta segue un rettilineo che conduce dritti nei paraggi della tragedia.

Chi di noi rimane impassibile di fronte alla possibilità di reagire in modo veemente di fronte a una prepotenza subita? Chi riesce a vedere con lucidità i possibili effetti drammatici, quando non fatali? Chi può misurare il livello di frustrazione quando questo non è possibile, ad esempio rientrando a casa e scoprendo l’appartamento svaligiato e sottosopra?

Anche il Papa arrivò a dire che avrebbe schiaffeggiato chi avesse osato insultare sua madre, a commento dei fatti relativi alla vicenda Charlie Hebdo. Questo per dire che se persino a sangue freddo siamo capaci di covare intenti vendicativi, e per lungo tempo, col sangue che ribolle la natura umana di questo è fatta. Nessuno si sorprenda e nessuno si scandalizzi. Non è giusto, non è saggio, ma questo può accadere e accade.

Nessuna giustificazione per l’automobilista, nessun Rolex vale una vita umana, ma è un’analisi priva di senso. Non è al Rolex che dobbiamo prestare attenzione, ma all’animo umano. Siamo carne, sangue e possesso, l’uomo occidentale è anche questo nella sua essenza e lo è sempre di più, sia pure non da oggi, cosa che modera l’ennesima (mia) potenziale reprimenda dei tempi che corrono.

Tutto il resto è retorica. Due vite spezzate certo. Cosa possa portare due pluripregiudicati di 29 e 39 anni ad affiancare un’auto per rubare un Rolex non lo so. Lo immagino, ma non credo sia il bisogno di sussistenza e risparmio ad alimentare anche la retorica sulla malavita che pervade il tessuto sociale in certe zone. Certo non erano ignari dei rischi che correvano, avevano pur sempre una pistola in mano. E comunque da qui non esce pulito nessuno.

Non ha redenzione questa storia e non ne ha l’uomo, accadrà di nuovo e di nuovo ancora.

L’uomo ha coscienza e raziocinio, a bilanciare l’istinto, che lo distinguono dagli animali, ma non è una dotazione a innesco automatico. Coscienza e raziocinio devono essere usati, si deve decidere e scegliere di usarli.

La specie umana è capace di voli sublimi, opere straordinarie, pensieri geniali, ma anche di rovinose, irrimediabili cadute, e quando accade, l’uomo dà l’idea di appartenere a una specie che è solo un’altra specie, e non delle migliori.

 

Precedente COLLEZIONARE IL NULLA A PESO D'ORO Successivo A COMMENTO ZERO

Un commento su “IL NOSTRO FAR WEST

  1. Fiorenzo Alessi il said:

    Caro dott. JOHNNY RONCALLI,
    L’ovvietà mi porterebbe a dire che sia apprezzabile quanto lei scrive .
    Lasci stare la retorica , e’ una tecnica espositiva che , almeno un tempo , ben poteva essere intesa come un’arte. In quanto tale , più o meno ammirabile , ma c’entra poco con la questione che lei ha il coraggio di affrontare.
    Qui si tratta di situazioni ricorrenti , non dico quotidiane anche se poco ci manca, in cui alcune parti del Bel Paese , buoni e cattivi , si ritrovano a vivere.
    Anche a morire ammazzati , cattivi o buoni che siano.
    Parlarne e discuterne , di certo non può fare male , e neppure peggio.
    Ma i dibattiti , i dotti convegni , anche gli esercizi retorici contano zero. O quasi.
    Su episodi di tal fatta , emblematici anche di quello che chi la sa lunga definisce “disagio sociale” , hai voglia a parlare di conflitto tra istinto e raziocinio o coscienza .
    Sempre di chiacchiere si tratta .
    Con tutta la buona volontà, non agevolano nè cambiano la vita di coloro che si trovano a …viverla in una sorta di arena.
    Dove la morte , provocata o subita, evidentemente si aggira bendata.
    Proprio come quella signora che , così si dice figurativamente , ha in mano la bilancia della Giustizia.
    Forse , ma di certo sbaglio, la signora in questione qualcosina c’entra in tutta questa storiaccia.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.