IL NOSTRO CALCIO FATTO A BRANDELLI

di TONY DAMASCELLI – Dieci partite in tre giorni, nessuna in contemporanea. Fine di tutto il calcio minuto per minuto, nessuno potrà rimbalzare la linea, Roberto Bortoluzzi e la sua orchestra finiscono nel deposito dei ricordi o dei rifiuti, scusa Ameri è roba da giurassico, oggi la Leotta Diletta impone la sua regola, o meglio Dazn detta la legge: non riuscendo a sostenere due partite in una volta sola, causa intasamento linee, ha costretto i presidenti della serie A ad accettare un calendario inedito che finirà per sfinirci, spaccando una volta per tutte quello che resta delle famiglie.

La velocità di internet nel nostro Paese è simile a quella di un lombrico, spesso si odono insulti a divinità varie quando salta la connessione, nonostante la pubblicità con la voce unica di Mina Mazzini il server è stonato.

In cambio dei denari i dirigenti del calcio nostrano hanno calato le braghe e altro, se ne fottono delle esigenze dei tifosi, incassano e offrono il ghigno, il campionato già lungo una vita per colpa delle venti partecipanti (altrove stanno provvedendo a ridurre a 18 e si va verso le 16 squadre) diventa un rosario al quale manca la fede, perché viene a mancare l’eccitazione per il risultato dell’avversario di classifica, è tutto precotto, preconfezionato, sotto vuoto spento, è un calcio vegano, senza sapore.

Dice: bisogna adattarsi ai tempi. Balle, dobbiamo adattarci all’incapacità e all’incompetenza altrui, Sky ha mollato gli ormeggi, Rai pensa al festival di Sanremo, La7 somiglia molto a un centro sociale, nel casino generale si è infilata Dazn che già comporta una pronuncia da sanguinamento di gengive, poi sboccia la Diletta e molti si distraggono dinanzi alla forma, mentre servirebbe la sostanza. Ne vedremo delle brutte.

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