IL MILITE MAI COSI’ IGNOTO

Roma, interno giorno. Nell’ufficio c’è aria di chiuso e un moderato disordine: dalla finestra filtrano, attutiti, i rumori della strada. Alla scrivania, coi gomiti appoggiati sul piano di lavoro, c’è il nostro funzionario: lo chiameremo X. Ha il compito di preparare, alla bell’e meglio, una locandina sul centenario del Milite Ignoto: proprio a lui dovevano rifilare questa seccatura! E solo perché è l’unico di tutto il piano a saper fare copia e incolla.

Per la verità, X non ha nemmeno ben chiara l’idea di chi sia questo Milite Ignoto: si ricorda vagamente che riguarda una qualche guerra, la prima, la seconda, la terza, vattelapesca. Ma il Capo ha detto che la locandina va fatta e va fatta ora: “E’ una scadenza imprescindibile!”, ha scandito con meticolosa secchezza. Così, X si ritrova da una mezz’ora a guardare lo schermo del suo computer, con le dolomiti di Brenta per sfondo e le cartelline sparse qua e là sullo schermo.

Vabbè, famo ‘sta locandina! X digita: soldati. Compaiono decine di fotografie: soldati tedeschi, soldati di Napoleone. Alla fine, trova la foto giusta: è in bianco e nero, ma i soldati sembrano scuri di pelle, con giberne in abbondanza. Italiani di sicuro!, pensa tra sé X, e scarica la fotografia. Poi, si mette a cercare un bello sfondo in filigrana, di quelli che fanno effetto e danno l’idea di una cosa di cultura: ne trova una perfetta. Una cartina geografica: X non sa se lì ci sia stata qualche guerra o qualche Milite Ignoto, però legge “Cartagena” e gli tornano in mente le lezioni di storia alle elementari. Roma e Cartagena: ecco la guerra ed ecco il milite! Il volantino è pronto: non resta che metterlo in rete. Oplà!

Passa una mezz’ora e il telefono nell’ufficio di X squilla rabbiosamente. E’ il Capo in persona, inferocito: maledetto imbecille, lo investe, hai messo nella locandina dei soldati americani in Corea e una cartina della Colombia. Abbiamo dovuto levarla subito dal web, sperando che nessuno se ne sia accorto. Altrimenti, ci toccherà far finta che sia una fake…

X rimane basito: non osa chiedere chiarimenti su chi sia questo benedetto Milite Ignoto. Anzi, per la verità, non ha neppure capito in cosa consista l’errore: in fondo, gli Americani sono nostri alleati e la Colombia ha un nome italiano! Gli tocca scrivere un comunicato di scuse. Scuse a chi, poi?

Si rimette al lavoro e, per giustificare la topica, si inventa una storiella che gli pare altamente credibile: il refuso (lo chiama proprio così: refuso) è dovuto allo stress cui è sottoposto tutto il settore “Anniversari Nazionali”. L’enorme pressione lavorativa cui sono sottoposti lui e i suoi colleghi ha fatto sì che licenziassero una locandina sbagliata, tutto qui. E che sarà mai?, si domanda X, leggermente scocciato. Batte in fretta e furia il resto del comunicato, mettendoci, stavolta sì, un paio di refusi. Ma, si scrive “Un’immagine” o “Un immagine”? Nel dubbio, facciamo: “Una immagine”. Ecco, finito. Dopo qualche intoppo, il comunicato è finalmente pronto: problema risolto. Ci voleva tanto?

La sera, X torna a casa e racconta l’episodio alla moglie: pensa che il Capo mi ha perfino minacciato di non darmi il permesso per la partita della Roma! E tutto per questo Milite Ignoto: neanche fosse il Presidente della Repubblica. La moglie, concentrata su di un talk show televisivo, annuisce, comprensiva. Cose di soldati, pensa: meno male che X ha fatto l’obiettore.

Nello stesso momento, a Redipuglia, una tromba che nessuno può sentire suona il Silenzio, per tutti i morti senza nome, che X ha offeso, senza neppure saperlo. E inizia una lunghissima notte, sull’Italia.

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