IL LIFTING SELVAGGIO DELLA MELONI

D’altra parte non c’erano i tempi per diluire i ritocchi, uno alla volta, con calma, senza fretta. Qui si tratta di rifare tutto assieme, da capo, un intervento radicale, mettendo mano e lavorando di bisturi da tutte le parti. Non un lavoro da poco: la Meloni vuole presentarsi alle urne, e prima ancora all’Europa, e prima ancora ai mercati, come una signora senza rughe e senza macchia. A costo di rimanere sotto i ferri.

Tutti i giorni una nuova rivelazione. L’ultima, la più toccante, in tre lingue, perchè capiscano anche gi ostrogoti: rinnego in tutto e per tutto la dittatura fascista e le leggi razziali. E’ solo l’ultima mossa, certo la più scontata e prevedibile, di una donna che non vuole più essere se stessa, che forse teme di essere stessa, scegliendo invece di adeguarsi alle nuove leggi della società fluida e globale, in cui conta solo essere ciò che vogliono lei sia.

Una volta questo genere di operazioni sapeva vagamente di trasformismo, ma a quanto pare questo è ormai un linguaggio greve e retrivo.

Eppure, a noi gretti e ruvidi pareva di ricordare non tanto i suoi trascorsi giovanili in giro per ambientini dal bustino e dallo stendardo nostalgici – quelle sono cose lontane, tutti crescono e tutti maturano -, no, noialtri trogloditi e malevoli crediamo di ricordare quello che la Meloni faceva e diceva solo pochi mesi fa, tipo lisciare il pelo ai no vax, tipo cavalcare la rivolta dei commercianti contro i lock-down, tipo – soprattutto – non votare il miracoloso PNRR (lei dice piccata che è una falsità, che lei in realtà si è astenuta, ma in italiano astenersi significa non approvare, dunque dove sta tutta questa bugia).

Alle volte, nella vita, basterebbe un attimo, un attimo per pochissime parole, e si risparmierebbe tanta fatica: ho cambiato idea, adesso la penso diversamente, è vietato?

Così basterebbe dire. Invece qui siamo di fronte a qualcosa di molto diverso: la Meloni vuole dirci e farci credere di essere sempre stata così, come si presenta adesso, dopo il lifting massiccio e invasivo, cioè aperta, moderata, saggia, illuminata, tollerante, persino politicamente corretta. La strana sensazione di questi giorni è che non avrebbe difficoltà a dirsi lesbica e di pelle nera.

Il rischio di questo poderoso lavoro della chirurgia estetica è che alla fine il suo mondo non la riconosca più, un po’ come deve succedere ai primi fidanzati della Parietti. Ma evidentemente la Meloni ha messo tutto in conto: meglio perdere per strada qualche duro e puro di Casa Pound e conquistare con la nuova grazia i borghesi tiepidi e garbati. E’ un calcolo effettivamente un po’ democristiano, il nuovo aspetto ha decisamente qualcosa di deforme, ma per vincere e per governare bisogna andarci giù decisi. In certe guerre non si fanno prigionieri. Per prendersi l’Italia, bisogna presentarsi come una brava sciureta, senza grilli per la testa, rassicurante e fedelona. Europeista spinta, atlantista non ne parliamo, democratica non è nemmeno il caso di dirlo, dalla parte delle imprese ma anche dei lavoratori, dalla parte delle partite Iva ma anche dei pensionati, presidenzialista ma anche inguaribilmente parlamentarista. Qualcosa del genere ci sembrerà di avere già sentito, ma possiamo stare certi e tranquilli: non è il ritorno di Veltroni. E’ solo la Meloni che si è rifatta. Per piacerci e compiacerci.

Domani annuncia che è sempre stata comunista.

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