IL GRANDE RUGBY TIENE L’ITALIA PER FARE RICREAZIONE

di LUCA SERAFINI – Prima o poi doveva succedere che qualcuno alzasse il dito: “Scusate, ma questi cosa ci stanno a fare qui?”. Il primo è stato l’ex capitano della Nazionale gallese di rugby, Sam Warburton, che ha puntato l’indice sull’Italia, da 21 anni invitata all’esclusivissimo privée del celebre “5 Nazioni”, divenute appunto 6 dal 2000. In questo lasso di tempo, gli azzurri hanno conquistato 15 cucchiai di legno (il premio riservato all’ultima classificata), hanno vinto 12 gare sulle 105 disputate (8,7%), hanno collezionato batoste su batoste, l’ultima in ordine di tempo pochi giorni fa: un 50-10 dalla Francia all’Olimpico di Roma, nella gara di apertura dell’edizione 2021, per la cronaca 28a sconfitta consecutiva, sicché nel frattempo è passato un lustro intero dall’ultima vittoria. Martin Johnson, campione del mondo inglese nel 2003, si è detto addirittura “imbarazzato guardando la partita in tv”.

Poi ancora Sir Warburton ha versato altra benzina: “Basta! La misura è colma! Questo è ormai un torneo 5+1, bisogna far crescere l’interesse introducendo promozioni e retrocessioni. Per esempio, la Georgia ha vinto il torneo di secondo livello e quindi è di fatto più accreditata. Perché non introdurre uno spareggio per determinare ogni anno la sesta nazione?”.

Punto di vista meramente sportivo, quindi ineccepibile. Però… Però, ci sono molti però, lontanissimi dall’aspetto agonistico come è facile intuire. Se l’Italia è stata sbattuta in mezzo agli altri 5 giganti da 21 anni, è stato per una questione geografica, economica e turistica. Un’operazione politica, insomma: avete capito bene.

Il “5 nazioni” era già una macchina da soldi prima, con Francia, Inghilterra, Irlanda, Galles e Scozia. Perché dunque, a un certo punto, non coinvolgere un sesto bel Paese? Un bel Paese attraente, dove i tifosi di quelle altre 5 Nazionali andrebbero volentieri, dove spenderebbero molti soldi. Fino a che si è potuto, infatti, a vedere gli azzurri sistematicamente travolti all’Olimpico c’erano sempre 70-80.000 persone, tra cui moltissimi britannici e francesi che poi girano per la Capitale, vanno nei ristoranti, negli hotel, comprano souvenir… E gli italiani si divertivano ammirando i campioni avversari, approfittando a loro volta di un happening non convenzionale.

L’Italia, dunque! Perfetta moltiplicatrice di diritti tv, biglietti, numero di incontri (da 10 a 15), chissenefrega come gioca. Ed è quello che accade dal 2000 con grande soddisfazione della “Sei Nazioni ltd.”, un colosso con fatturati annui che superano ampiamente il miliardo di euro e che si è già potuto permettere un recovery fund da 409 milioni per i prossimi 5 anni, grazie alla sponsorizzazione del Fondo CVC. Di questi soldi, la Federazione italiana incasserà poco meno di 10 milioni ogni 12 mesi.

Nel frattempo, comunque, il livello del rugby in Italia e quindi della nostra Nazionale non è progredito affatto, anzi. E allora ho chiesto un paio di chiarimenti a Giorgio Terruzzi, che scrive di motori (non solo) per passione e per campare, ma che adora profondamente la palla ovale. L’ho preso in giro per anni sul fatto che la Nazionale azzurra di rugby fosse la più perdente tra le squadre seguite e amate dalla gente…

Ora qualcosa ho capito.

“Il movimento rugbistico da noi non crescerà mai più di tanto”, mi ha detto Giorgio. “Se facessimo fare ai nostri ragazzi di 16-18 anni gli allenamenti che fanno abitualmente in quelle altre 5 nazioni, chiamerebbero i Carabinieri. Sai, questo è uno sport duro nella preparazione e nella partita, lontano dalla nostra cultura: il rugby ha regole che non prevedono alcun tipo di scorciatoie, nasce in regioni povere dove la fatica è il pane quotidiano, come i Pirenei o il Galles. Nel nostro massimo campionato ci sono di fatto 2 sole squadre davvero professionistiche, ma quando vanno in giro per l’Europa le prendono… Il ‘6 Nazioni’ all’Italia ha dato un aiuto nella crescita del movimento femminile e giovanile, ma noi a quel torneo non daremo mai niente al di fuori del Colosseo, del vino o dell’amatriciana ai tifosi francesi e britannici che vengono a Roma apposta”.

Quindi? Quindi il problema non si pone. Lo statuto della “Sei Nazioni ltd.” prevede che la formula non venga toccata fino al 2024 e probabilmente resterà così anche in seguito, con buona pace della Georgia e di Warburton.

“Warburton ha ragione nel dire che la Georgia è una nazione crescente, non solo nel rugby aggiungo”, conclude Terruzzi, “però tenete presente che dalla nostra Nazionale i georgiani le beccano o comunque se la giocano più o meno alla pari, quindi ai fini della competitività nel ‘6 Nazioni’ cambierebbe niente. E poi il peso politico, turistico e della tradizione georgiano è ancora troppo distante da quello italiano”.

Ecco quindi le ragioni per cui ci tengono sul carro del rugby dei grandi: il terzo tempo, quello che si trascorre al bar. O al ristorante, o al Colosseo. Chissenefrega poi se perdiamo sempre.

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