IL “GALLERESE”: LESSON ONE

di MARIO SCHIANI – Sarò colpevolmente ingenuo, ma secondo me l’assessore Giulio Gallera con la famigerata frase “Gli ospedali privati sono da ringraziare per aver aperto le loro stanze a pazienti ordinari” non intendeva fare distinzioni di classe né tantomeno aristocratiche tra malati vip e carne da macello. Mi permetto di interpretare la sua dichiarazione e di rimodellarla: “Gli ospedali privati sono da ringraziare perché hanno aperto, senza esserne tenuti, le loro redditizie stanze a pazienti assistiti dal Servizio sanitario nazionale”. Al che uno può giustamente ribattere “e grazie al cavolo”, ma la frase esprime senz’altro un concetto meno offensivo.

Temo che Gallera soffra di disconnessione tra pensiero e lingua. O meglio, la connessione c’è ma è tortuosa e accidentata. Il concetto nasce puro nella sua testa, ma prima di raggiungere la bocca subisce urti, scossoni, sobbalzi e scuotimenti tali da comprometterne l’integrità. Magari Gallera pensa come Hegel, il problema è che parla come il compianto mago Gabriel.

Facciamo una prova: prendiamolo a prestito per un giorno e mettiamolo nei panni di statisti che sappiamo per certo aver forgiato frasi memorabili. Come avrebbe riadattato, l’assessore lombardo al Welfare, la famosa promessa di Churchill circa “sangue, fatica, sudore e lacrime?”. Ammiccando alla telecamera con un sorriso rassicurante, avrebbe detto più o meno così: “La soluzione è una sola: ai cittadini toccherà spremere sangue, fatica, sudore e lacrime. L’idea mi è venuta stamattina nella sauna poco dopo il massaggio thai”.

E come avrebbe riorganizzato a modo suo una delle più famose esortazioni di Kennedy (“Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese?)”. A occhio, in questo modo: “Non stare a chiederti che cosa può fare il tuo Paese per te, piuttosto giragli i dindini: ecco l’Iban”.

E se Reagan, lapidario nel condannare lo Stato assistenziale con il suo “Il governo non è la soluzione, il governo è il problema”, fosse passato attraverso il tritacarne lessicale dell’assessore? Avrebbe proposto con tutta probabilità un ragionamento più articolato: “Governo non è la soluzione, perché nell’otto verticale ho già tre quadratini pieni e una è una H. Che sia govherno? Aspetta: non ci sta”.

Insomma Gallera predica (forse) bene, ma parla male. O, come direbbe lui, “predica bene e i cocci che razzolano sono suoi. Lo dice l’Oms”.

Invece di affiancargli la signora che si esprime con il linguaggio dei segni, sarebbe il caso di garantirgli l’assistenza di un traduttore simultaneo. Un professionista che quando lui ad esempio si avventura in concetti spericolati circa il numero di positivi necessari per contagiarlo, sappia illustrare con chiarezza l’indice Rt, senza scoppiare a ridere.

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