IL CINEPANETTONE TRAGICO

La retata che impallina presidente di Regione e burosauri di vario livello. Buste, appalti, fiches per giocare al casinò, figli da sistemare, bracciali d’oro. E soldi, sempre tanti soldi. Per finanziare la politica, e già che ci siamo pure la bella vita.

Poi i nuovi inquisiti che recitano il copione a memoria, alla perfezione: sono sereno, aspetto che la giustizia faccia il suo corso, sono pronto a chiarire tutto per filo e per segno.

Là fuori, i fiancheggiatori e i sodali che pure loro recitano meglio di Gassman (o di Toto’): giustizia a orologeria, giustizia elettorale, accanimento mediatico, è una vergogna, indegna di un Paese civile, in nessun altro Paese al mondo succedono cose simili (ma che ne sanno? NDR).

Ricorre il trentennale di Mani pulite. 1994-2024, trent’anni esatti. Chiaramente, trent’anni passati invano. L’Italia non cambia, l’Italia non cresce, l’Italia non guarisce. Siamo alla proiezione perenne del cinepanettone di bassa lega, però questo tragico.

Adesso le domande sono sempre la stesse: ma è possibile? Ma quanto c’è di vero?

Legittime, doverose. Eppure, sopra queste domande di sempre, ce ne sta una ancora più angosciante: fino a quando dovremo vedere e rivedere sempre lo stesso film, come se ogni volta non fosse mai successo niente?

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