IL CAMEO DELL’ITALIA IN ROVINA ALLA FESTA DI FINE SCUOLA

Parliamo di giovani: i teneri virgulti, speranza dei babbi e delle mamme, nonché della Nazione, che vedono in loro la promessa di un radioso futuro. Parliamone, davvero, perché, se la promessa è questa, il futuro è quantomai oscuro. E i babbi e le mamme hanno una responsabilità mica da ridere.

Giovani dicevamo, anzi, quasi bambini: dodici o tredici anni. Fanciulli in fiore che, a Busto Arsizio, hanno pensato bene di festeggiare la fine dell’anno scolastico in maniera un tantino pittoresca. No, non fraintendetemi: non hanno omaggiato il corpo docente di originali lavoretti autoprodotti e nemmeno hanno decorato le scialbe pareti scolastiche con un murale a imitazione Banksy. Emuli dei loro fratelli maggiori, che trasformano gli stadi in bolge infernali, si sono muniti di petardi e sambuca (mistura quant’altre mai esplosiva) e hanno trasformato la strada davanti alla scuola in una specie di far-west: ormai la civiltà da stadio è diventata lo stigma dell’Italia contemporanea, che ci volete fare?

A questo punto è di rito la domanda: ma perché sono diventati così? Dov’è che abbiamo sbagliato? Tranquilli: insieme alla domanda, arriva subito anche la risposta. Perché, dopo alcune telefonate di cittadini infastiditi dagli schiamazzi e dai botti, sono intervenuti i vigili urbani, per cercare di calmare gli esagitati tredicenni: vigili armati di taccuino, non il Terzo Celere coi manganelli. Alcuni genitori, che erano presenti e, evidentemente, consenzienti, anziché prendere i propri pargoli per le orecchie e trascinarli a casa, dove avrebbero dovuto ricevere il resto del guiderdone, si sono messi ad insultare i poveri agenti, invitandoli con termini poco urbani a levarsi dalle balle e a non intromettersi tra i ragazzi e la loro meritata gazzarra. Andassero a perseguire i delinquenti veri, con tutto quello che si vede in giro.

A questo punto, con draconiana durezza, gli spietati tutori dell’ordine hanno estratto la penna dalla fondina e hanno cominciato a chiedere i documenti ai vari gentiluomini bercianti, onde identificarli. Qui è avvenuto il crollo psicologico di due di costoro, che, di fronte all’inopinata minaccia, hanno perso la testa: sono saltati in macchina con l’erede e hanno cercato di darsi alla fuga, inseguiti dai pervicaci agenti. La dama, al volante, vistasi perduta nelle grinfie delle belve, ha pensato bene di cercare la salvezza salendo sul marciapiede e investendo alcuni degli inseguitori. La difesa è sempre legittima, d’altronde.

Alla fine, qualche contusione per gli agenti, lacrime e pentimento per Madre Coraggio: processata per direttissima e tutti amici come prima. Insomma, un mondo di matti: matti duri. Immagino la gioia di marito e figlio all’uscita dal tribunale. Il povero piccino, se non fosse stato stoppato dai genitori, avrebbe dato fuoco all’ultima bomba carta, da tanto che era felice! Pare che, andando via, qualcuno li abbia sentiti sussurrare al figlio: un’altra volta, Giorgino, un’altra volta, che adesso è un po’ pericoloso…

Dunque, miei cari lettori, come commentare questo ennesimo episodio di follia urbana? Non so: non ho più parole per cercare di descrivere la fossa che ci stiamo scavando da soli. Il mondo rovesciato che ci stiamo confezionando con le nostre mani: un mondo in cui i genitori fanno i fiancheggiatori di figli teppisti, in cui la scuola è un circo e la strada una specie di jungla. E in cui i diritti degli altri cittadini valgono zero, l’autorità non ha alcuna autorevolezza, il disordine e la sporcizia vengono percepiti come libertà. Si vede che, ad un certo punto, in questa disperata bramosia di essere liberi, abbiamo buttato il bambino con l’acqua sporca. Anzi, il bambino lo abbiamo trasformato in un piccolo delinquente. E l’acqua sporca ce la siamo bevuta.

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