IL BUNKER DI LIBRI CONTRO LA GUERRA, LA METAFORA SUBLIME

Vedo l’immagine di una finestra. Un albero spoglio in avamposto e subito dietro una finestra divisa in due, uno spazio più grande e uno più piccolo, due vetrate affiancate. Oltre il vetro solo libri, una barricata di libri, pagine bianche, limpide, e pagine giallastre, consunte, più vissute.

Dovrebbe essere la casa di Lev Shevchenko, urbanista di Kiev, che prova a creare il proprio bunker al piano terra, colonne e colonne di libri a far da scudo alla minaccia russa.

La simbologia è forte, un esercizio di stile se non fosse che le bombe e i razzi piovono spietati. In questi giorni vedo in continuazione persone che fuggono, persone che certamente hanno lasciato nelle proprie case oggetti, pagine, tessuti, ricordi, vita. Provo a immedesimarmi, e alla rabbia per l’invasione e per l’incubo ingiustificato e opprimente si sovrappongono i nervi a fior di pelle, al pensiero di tutto quello che le persone in fuga sono costrette a lasciarsi alle spalle, probabilmente per sempre.

Torno all’immagine della finestra, pile e colonne di libri, potrebbero essere i miei libri, mi dico. Potrebbero essere i miei libri se dovessi affrontare la medesima minaccia e potrebbe essere che i miei libri debba abbandonarli per sempre se la fuga fosse l’unica possibilità.

I libri sono cose, materia, non potrei dire materia superflua nella loro essenza tangibile, non ce la farei, ma certo non sono cibo, non sono acqua, non sono sopravvivenza. Forse.

Un po’ lo misuro così il tormento che intuisco, ma non posso provare, attraverso l’accumulazione seriale che dovrei lasciarmi alle spalle, attraverso le immagini delle migliaia di persone in fuga senza nulla e certo senza libri, i propri libri.

È comunque un modo molto materialista di vedere le cose, ma è un modo di misurare gli eventi, uno dei tanti possibili, barricate di libri e libri a perdere.

Non c’è comparazione, un libro, mille libri, milioni di libri non varranno mai una vita, ma qualcuno in fuga piangerà anche per le pagine che si lascia alle spalle. Dopo tutto, siamo anche i libri che abbiamo letto.

Vorrei tanto che nella disperazione il ricordo di quelle pagine fosse un conforto, lo spero, per quel che vale, una volta che si cade dentro l’inferno.

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