I VERI DISABILI DEL TRENO GENOVA-MILANO

Sulla vicenda dei disabili Down, costretti a rinunciare ai posti prenotati sul treno in partenza da Genova verso Milano, è stato detto di tutto e di più si sta dicendo. Le remore nello spendere qualche parola a riguardo ora sono le stesse che frenavano nell’apprendere la notizia.

Non vorrei deludere i crociati moralisti pronti a fustigare, tuttavia il primo pensiero è lo stesso dell’entourage della comitiva di disabili, dai responsabili delle associazioni agli accompagnatori: a nessuno di loro è venuto in mente in prima istanza di rivendicare la loro condizione fragile per infierire sulla pessima organizzazione di Trenitalia. A tutti loro è innanzitutto sorto lo scrupolo di rivendicare il diritto a loro negato e il disagio vissuto come cittadini punto, riuscendo persino a dedicare un pensiero al medesimo disagio sperimentato dagli altri viaggiatori, sia quelli in carrozza, ammassati, sia quelli costretti a viaggiare in pullman, con grado di attenzione indecoroso.

Questo in prima istanza, e valga come lezione di dignità innanzitutto.

Poi c’è tutto il resto, indubbiamente, meno nobile e decisamente squallido.

C’è un’azienda che, pur con l’attenuante delle due carrozze vandalizzate sul treno precedente, è incapace di garantire il servizio in modo decoroso ai viaggiatori e a maggior ragione ai viaggiatori disabili con tanto di prenotazione, ed è incapace di affrontare e gestire l’emergenza in corso. Non certo la prima (eufemismo) défaillance di Trenitalia, chiedere ai pendolari per avere delucidazioni, ed è l’ennesima dimostrazione di inefficienza e sciatteria nei confronti degli italiani che si muovono e viaggiano, in auto, in treno o in bicicletta.

C’è poi una simpatica Italia che si sposta e si sente in diritto di comportarsi da troglodita con licenza d’inciviltà, sale sul treno e spacca tutto, al punto da rendere inservibili e inutilizzabili le carrozze sulle quali sta viaggiando. Ed è quanto è successo sul treno precedente, costringendo poi tutti ad ammassarsi sul treno dello scandalo. Una bella, simpatica e minuscola Italia, sorella degli ultras ciechi (pure loro disabili, vedi un po’) nei confronti del prossimo loro chiunque sia, usi alla devastazione ludico motoria: si muovono, si spostano, ma solo a patto di ridere e godere come matti al pensiero delle barbarie in programma o delle barbarie commesse. Dico carrozze ferroviarie, ma potrebbe essere un monumento, un bagno pubblico, un autogrill, un’auto parcheggiata, qualsiasi cosa purché non il salotto di casa propria, anche perché se osassero sporcare o deturpare quello, mammina cara li prenderebbe a calci nel didietro. Forse.

Infine sì, a compensazione dell’Italia sana, rispettosa e civile, che esiste eccome, c’è l’Italia che bada a sé e degli altri chi se ne importa, disabili, profughi o morituri che siano. Un’Italia resa ancora più insensibile dal senso di compensazione e risarcimento che ritiene le sia dovuto in quanto oppressa e incatenata a seguito del Covid. Un’Italia in fuga verso la libertà, che si ritiene calpestata da tutti, dal virus, dal governo, dal destino infame. Un’Italia che non è disposta a nessun altro sacrificio, figuriamoci cedere un posto a un disabile sul treno, nemmeno a compiere almeno il gesto che salva la coscienza in superficie.

L’Italia sedicente vessata e finalmente libera, anche di ignorare il rispetto e la civiltà. Perchè dobbiamo riprenderci il tempo perduto. Come prima del resto, esattamente.

Certo, vien da pensare, con lo stesso spirito di compensazione e risarcimento, cosa dovrebbe pretendere un cittadino ucraino?

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