I REATI E I PECCATI

di CRISTIANO GATTI – Adesso sì che ci sentiamo più in pace con noi stessi, adesso che la magistratura – come al terremoto, come all’alluvione, come al ponte crollato – apre i suoi venti trenta fascicoli e riporta in un amen la giustizia su questa terra.

Abbiamo talmente tanti precedenti alle nostre spalle, che non possiamo non esserne entusiasti: per i modi, per i tempi, per le certezze su cui possiamo contare.

Anche stavolta, nella migliore delle ipotesi, avremo qualche infermiere impiastro e qualche direttore delle case di riposo a rispondere di un cataclisma epocale. Proprio una bella consolazione. D’altra parte, lo sappiamo: per condannare servono reati precisi. E mai dimenticare che in un sistema giuridico civile la responsabilità è sempre individuale, della singola persona.

Ma è sempre a questo incrocio che io avverto forte uno sbocco di ribellione. Accetto le regole del gioco della cosiddetta società civile, però niente e nessuno mi impedisce di scantonare. La domanda è sempre la stessa: sui reati siamo tutti d’accordo, chi sbaglia paga, ma sui peccati? Li chiamo così, con lessico religioso, ma laicamente comprendiamo tutti di cosa si parla: di quelle colpe e di quelle omissioni puramente morali che nessun codice perseguirà mai, ma che il più delle volte sono la vera radice del male. Più gravi dei singoli reati.

E allora lo voglio gridare subito, da cittadino ferito, soprattutto in un momento così tragico: no signori, le vostre inchieste penali sulle case di riposo, per quanto doverose, per quanto meritorie, non riusciranno mai a distrarmi dalla sostanza e dalla profonda verità di questa apocalisse, che certo non possiamo comodamente rinchiudere dentro le mura delle residenze per anziani.

Tanto per cominciare, io non dimentico che tante persone care, persone care a me e prima ancora ai loro familiari, sono morte lontano dalle case di riposo, in età molto più giovane, persino dentro le mura di casa loro. Per cui, non mi convincerete, non mi placherete, con questa martellante campagna sulle case di riposo.

Io non dimentico gli inizi. E’ agli inizi che bisogna sempre risalire. Non dimentico che in Lombardia, con gli esempi chiarissimi e funesti della Cina, di Codogno, di Vò, il nostro Dna di operosi e di imprenditori ci ha impedito di correre subito ai ripari, chiudendo Alzano e Nembro, per esempio. E per favore basta con questa storia che la colpa è della Regione e del governo: certo che formalmente toccava a loro firmare la carta bollata e mandare i carabinieri agli incroci, ma a impedirlo siamo cocciutamente stati noi, come dimostrano le interviste e i proclami via social del sindaco leghista di Alzano come dei sindaci progressisti di Bergamo e di Milano, per una volta incredibilmente d’accordissimo e unanimi nel dire chi ci ferma noialtri, questo è il cuore pulsante dell’economia, mica si può pensare di fermare un simile apparato produttivo, ma dai, non sarà un virus a paralizzare il sistema più evoluto d’Europa, Milanononsiferma, Bergamononsiferma, il Diavolononsiferma.

Questo ricordo, io. Questo non dimenticherò mai, io. Questo racconterò fino a che avrò fiato, io. E non saranno gli stucchevoli dibattiti paramedici sui singoli risvolti scientifici, tanto meno queste penose e interminabili inchieste giudiziarie, a distrarmi dalla sostanza storica. Non saranno i reati penali a spostare il mio strazio e la mia rabbia dalle colpe morali, dai peccati mortali, di tanta gente chiamata con democratiche elezioni ad essere lucida, prudente, responsabile, cioè guida sicura e affidabile, con il criterio giuridico del buon padre di famiglia, alle nostre vite di popolo comune.

In questi giorni ho letto di un tizio che con tono seccato diceva “basta con le accuse ai sindaci, agli inizi eravamo tutti incoscienti, ricordo una cassiera del supermercato che mi disse quante storie con questo virus, non voglio perdere il lavoro per un’influenza”. Ecco, a questo saccente rispondo semplicemente così: amico, se non capisci la differenza di ruolo e di responsabilità tra una commessa e un sindaco, significa che siamo messi davvero malissimo. Il sindaco, se permetti, è messo là apposta per non essere facilone, incosciente, folle come una povera commessa. Ce la fai ad arrivarci?

E questo è davvero tutto. Non c’è proprio altro da aggiungere. Piuttosto, mi tengo stretto un messaggio che un carissimo amico, ingegnere sprecato, perchè ha testa da filosofo, ha inviato a noi vecchi compagni di liceo. Si chiama Paolo Boselli, ha scritto questo: le chiacchiere stanno a zero, per anni abbiamo incentivato la sanità privata e impoverito quella pubblica, ma è inevitabile che la sanità privata trascuri la costosa prevenzione e si concentri sulla cura, perchè più malati ci sono e più loro guadagnano, al contrario del pubblico, che invece può investire per avere meno malati e risparmiare sulle cure.

Ecco, se tutti gli italiani dimostrassero questo minimo di consapevolezza, magari alla lunga conteremmo anche meno morti. Questo Paese sarebbe molto più avanti. E adesso che si ritrova a terra, avrebbe qualche speranza in più.

Purtroppo, temo che invece a questo popolo basterà spolparsi tra le fauci fameliche la solita pletora di inchieste e di processi interminabili, per arrivare a colpevoli di bassa lega, di seconda fila. E là dove ristagnano le colpe morali, ancora una volta, non ci arriveremo mai. Ma è chiaro che io sono troppo pessimista. In realtà, niente sarà più come prima, ne usciremo molto migliori. Me l’hanno assicurato a furor di popolo, cantando dai balconi. Tutto andrà bene.

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5 commenti su “I REATI E I PECCATI

  1. Mariagiovanna Lazzaro il said:

    È molto triste quello che scrivi perché è vero, lo sappiamo da tempo e sappiamo anche che continuerà così. Troppe chiacchiere inutili, soprattutto in TV. Troppi politici che pensano solo ai voti e seminano falsità.

  2. Paolo il said:

    Caro Cris, ti ringrazio per la citazione e le parole gentili, anche se in verità la frase che hai riportato non è mia. Nel messaggio agli amici l’avevo ricostruita fra virgolette perché mi ero imbattuto in quel pensiero da qualche parte, senza ricordarne la fonte, nel corso delle compulsive letture online di queste giornate particolari.
    Mi aveva colpito il fatto che quel ragionamento su sanità pubblica e privata, tanto logico e ovvio da apparire elementare, in realtà non risultasse invece altrettanto ‘evidente’, cioè non fosse già acquisito da tempo al senso comune, nel quale caso forse tutto si sarebbe svolto diversamente.
    Che la causa siano i vari condizionamenti mentali e le distrazioni mediatiche cui siamo sottoposti quotidianamente?
    Ad ogni modo, le conseguenze di tali ‘dormite collettive’ possono essere drammatiche, come ci insegna il coronavirus.
    E poiché di situazioni simili ce ne sono tante, sarà utile rendersene conto per tempo.
    Un abbraccio,
    Paolo

  3. Giorgio il said:

    Come sempre chiaro e lucido nelle tue valutazioni e nella disamina della nostra scarsa memoria verso gli errori commessi..

  4. Filomena il said:

    Grazie per ricordarlo a tutti anche a noi Emiliani Romagnoli che alla sanità pubblica abbiamo sempre creduto e investito.
    Voglio ricordarlo ad alcuni miei concittadini ingrati del lavoro fatto nella nostra regione sottovoce e senza il suono della grancassa
    Grazie Paolo grazie Cristiano
    Un abbraccio di cuore
    Filomena

  5. Mario il said:

    Troppi politici che….
    Sei ottimista! Incapacità è la parola giusta.
    Consiglio a tutti la lettura di “Allegro ma non troppo” trattato sulla stupidità umana.
    Meditiamo, gente, meditiamo.

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