I COMODI CERCHIOBOTTISTI DI ASSISI

La marcia della pace Perugia-Assisi compie 61 anni. Dalla prima volta nel 1961 non ha mai smesso di essere un punto di riferimento non solo in opposizione a “tutte le guerre”, ma per chi si spinge oltre sostenendo genericamente la fratellanza, non solo cristiana, benché nel manifesto il riferimento a Papa Francesco sia esplicito e le radici del movimento affondino (anche) nel cristianesimo. Nobile e condivisibile.

Su quello stesso manifesto, stavolta, sono però disegnate una pallottola nera e una bianca, sparate in direzione opposta l’una dall’altra. Un simbolo che ha indignato i radicali umbri, i quali non aderiranno alla marcia, ed Ezio Mauro su “Repubblica”, con un titolo forte (“Hanno tutti ragione. Il proiettile bianco e il proiettile nero, l’osceno manifesto della marcia Perugia-Assisi”) e un contenuto ancora più piccato.

L’accusa radicale di Mauro è il cerchiobottismo con cui si mettono sullo stesso livello aggressori e aggrediti. Che è, in fondo, un concetto di chiara ed evidente ispirazione cristiana. La nostra religione ci chiede sovente di spingerci verso la santità, nel giudizio e nel comportamento, ed è questa la parte più complicata: porgere l’altra guancia.

Nella Perugia-Assisi nessuno porge l’altra guancia, ma i partecipanti invitano a farlo Russia e Ucraina insieme, al di là della ragione e del torto, al di là – appunto – del distinguo tra aggressore e aggredito.

Un’utopia insopportabile per i radicali e per Ezio Mauro, e francamente anche per chi non è radicale o un fan del giornalista di Repubblica. “Stop war”, “La guerra è una follia”, sono slogan scevri di impianti accusatori o difensivi, sono avulsi da un’ideologia politica e terrena. Empiricamente condivisibili, nobili, ma concretamente monchi. Una posizione chiara, se non altro, l’organizzatore Flavio Lotti la prende nei confronti dei politici: “Se ne hanno voglia, vengano alla nostra marcia, anche se loro fanno l’opposto di ciò che chiediamo”. Cioè, partecipano alla guerra con finanziamenti e armi. All’Ucraina, per la cronaca.

Al coro si è unito “Quotidiano.net” , titolando “Il manifesto autogol” e attaccando esplicitamente i cattocomunisti: “C’era una volta la nobile marcia per la pace Perugia-Assisi. Ma con l’ambiguo e inverosimile (per essere eufemistici) manifesto dell’edizione di quest’anno e l’impostazione ideologica che quella locandina sottende si rischia l’effetto boomerang. E, anzi, quell’effetto è stato già ottenuto con la sola diffusione del manifesto-annuncio. Social e osservatori lo hanno già condannato come ‘affronto’, ‘pugno in faccia’, per non dire altro, al popolo ucraino. E, del resto, basta un colpo d’occhio. Lo slogan ‘Fermatevi’ non è altro che la traduzione della tesi assurda e immorale che vede Ucraina e Russia sullo stesso piano di belligeranti e non, come è nella realtà, di Paese aggredito e di Paese aggressore. Come dire: Putin e Zelensky sono, in fondo, la stessa cosa, perché il presidente ucraino non è altro che il servo sciocco della Nato e degli americani. Ma non è finita: una mamma e un bambino vengono colpiti da proiettili bianchi e neri sparati da entrambi i fronti. Una mistificazione senza uno straccio di fondamento: un’offesa alle mamme e ai bambini, agli uomini e alle donne dell’Ucraina massacrati dai macellai di Putin a Bucha, Borodyanka, Mariupol. Che pena quando l’ideologismo fanatico di vertici cattocomunisti travolge anche la pietà”.

Ogni domenica in chiesa sento parlare genericamente di pace e di stop alla guerra, in nessun discorso del Papa vi sono distinguo espliciti tra vittime e carnefici, tra chi attacca e chi si difende. Non è questione di comunismo ma solo di catto, un po’ pilatesco e non del tutto coerente con le Scritture stesse, dove qualche volta Dio e Gesù perdono eccome la pazienza. E la perdono sempre nei confronti degli aggressori, mai degli aggrediti.

Il passo successivo dei sostenitori delle pallottole bianche e nere è di ricordarci l’assenteismo occidentale in Donbass e in conflitti bellici pure cruenti, ma sconosciuti o dimenticati. Dovremmo frenare tutti i Putin del mondo, insomma. Corretto. I Putin, non gli Zelenski: quelli provano a fermarli i Putin bombardandoli ed è quello che avviene ad ogni latitudine.

In questo equilibrismo ideologico in fase degenerativa, che ha coinvolto anche l’ANPI alla vigilia delle manifestazioni del 25 aprile, resta la sensazione che la democrazia e la libertà di espressione (oggi estese a dismisura grazie o a causa dei social) siano un’opzione sin troppo facile non solo per prendere una posizione chiara e netta, ma anche per non prenderla affatto.

Anche io marcerei per la pace, eccome, ma chiedendo ai carnefici russi di fermarsi ed esprimendo solidarietà alle vittime ucraine, alle quali – se non fosse sufficientemente chiaro – chiedere di fermare la guerra adesso significa indurli ad arrendersi. E dunque riconoscere che a Satana bisogna inchinarsi

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