I 2024 CHICO FORTI CHE L’ITALIA HA DIMENTICATO NELLE GALERE LONTANE

E’ solo uno dei 2024, Chico Forti. Nel febbraio 2022 abbiamo 2024 connazionali detenuti all’estero, quasi uno ogni anno Dopo Cristo.

Colpevoli o innocenti, sono dimenticati dal nostro Stato nonostante vengano spesso calpestati i loro basilari diritti civili e umani, nonostante implorino attenzione, solidarietà, sostegno.

In molti casi sono stati carcerati da governi fantoccio, golpisti, burocrati, giudici sui generis, dittatoruncoli, ma nessuno ascolta più le loro voci, così come quelle dei parenti e degli amici. Si sollevano casi mediatici dove c’è profumo di salotto, dove ci sono slogan, dove galoppa la cavalleria elettorale, oppure se si tratta di riportare a casa ex brigatisti o ex militanti con i quali farsi selfie a Ciampino. Per il resto, gli altri casi giudiziari sono solo relitti della memoria e fastidi social. Niente più. Di Zaki ce ne sono pochi, pochissimi, quasi nessuno. Colpevoli o innocenti, marciscano laggiù dove sono, Sudan o Miami… sempre di sbarre e cunicoli si tratta.

Di quegli oltre 2000 italiani, il 75% circa è in Europa e questa è l’unica buona notizia. Farse tristi e malagiustizia si inseguono infatti là dove un governo, una democrazia, una parvenza di rispetto dell’individuo non esistono più.

Marco Zennaro, imprenditore veneziano ingabbiato a Khartoum, ha un’accusa poco edificante che gli pende sulla testa: truffa. In realtà si tratta di una controversia commerciale tutta da accertare: dopo anni di onesti scambi in quel Paese, la sua attività lo ha inconsapevolmente messo in concorrenza con lo zio di un generale golpista sudanese. Da aprile del 2021 hanno buttato la chiave della sua cella e fanno girare il suo fascicolo di aula in aula, di capanna in capanna, di camionetta in camionetta.

Oggi 8 febbraio compie 63 anni Enrico “Chico” Forti, dal 2000 detenuto a Miami con una condanna all’ergastolo, comminata al termine di un processo sommario in cui i giurati testimoniano da anni di essere stati pilotati, la Polizia rivela di aver agito sopra fuori dalle righe, i giudici frettolosi e annoiati, gli avvocati distratti e inconcludenti. Sostenuto da comitati e gruppi social folti e agguerriti, entrato nelle cronache delle “Iene”, Chico Forti doveva rientrare in Italia a Natale del 2020 (parole e musica trionfale di Gigi Di Maio), dopo di che è sprofondato di nuovo nell’oblio mentre nella casa trentina lo attendono la madre plurinovantenne e gli irriducibili zii Vilma e Gianni. Un paio di settimane fa il ministro della giustizia Marta Cartabia ha dichiarato in Parlamento, dove era stata incalzata sul tema, che “il caso è complesso, sollecitiamo risposte dagli Usa ma non sappiamo quando potrà risolversi la situazione”.

Casi complessi sul mappamondo, dove sono appuntate 2024 bandierine tricolori di connazionali che non ci riguardano più. A meno che possano portare un voto o due in più, una manciata di consensi, sono un fastidioso prurito per la nostra politica, che risponde alla grattatina delle proteste, di tanto in tanto, poi torna a litigare sulle bietole dell’orticello.

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