GRILLO, LE DONNE DENUNCIANO QUANDO RIESCONO

di ALBERTO VITO (sociologo e psicologo) – E’ comprensibile che un padre voglia difendere il proprio figlio ed è pure possibile che Grillo creda fino in fondo alla innocenza del figlio. Ma chi ha responsabilità pubbliche e politiche certamente dovrebbe adottare ben altri toni e contenuti. E’ risultata molto ampia la critica all’ultima uscita dell’ex comico genovese, anche se non si può non notare che tra i suoi followers siano stati tantissimi quelli che approvano.

La cosa più grave e fastidiosa resta però l’attacco personale a colei che ha denunciato i fatti. Il silenzio, in attesa del lavoro della magistratura, sarebbe stato d’obbligo. Ciò che appare addirittura farneticante è insinuare il dubbio che i fatti non siano accaduti o che la ragazza stia mentendo perché la denuncia è avvenuta ben otto giorni dopo.

Ma Grillo sa di cosa sta parlando? Quale sarebbe, di grazia, la distanza temporale corretta tra fatti e denuncia? Ci sono donne che riescono a denunciare ciò che hanno subito a distanza di anni.

E allora? Da psicoterapeuta, conosco quanto, per una donna, denunciare uno stupro sia difficile. Quanto spesso, a causa di un pensiero arcaico ma assai diffuso, si colpevolizzi la donna a prescindere. Forse se l’è cercata. Forse era consenziente o drogata. Forse poteva non andare in quel luogo e con quella compagnia. Il tempo che intercorre tra una violenza e la sua denuncia dipende da tanti fattori, ma non è certamente prova di attendibilità. Tante violenze, purtroppo, non sono mai denunciate, ma ciò non significa che non siano mai avvenute.

Della vicenda specifica ovviamente non so nulla e quindi non entro nel merito. Ma le esternazioni di Grillo padre sono gravi. Con Grillo figlio che nei social invita tutti a condividere le parole di papà…

Anche se con la pena nel cuore, occorre tacere. E’ necessario. Non dobbiamo essere influenzati dai nostri pregiudizi, sia positivi che negativi.

Si deve rispettare il corso della giustizia in silenzio. Tra l’altro, altrimenti, se si parla, c’è il rischio che si possa apparire per quello che si è.

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