GLI ANIMALI PRESI A FUCILATE DA TRUMP

di JOHNNY RONCALLI – Sarà vero, ogni tanto anche Trump ne azzecca qualcuna, ma è quasi sempre una svista, una distrazione, credo che provi sempre, nell’immediato, un sincero pentimento. Del resto non è nemmeno facile mancare sempre il bersaglio. Chi ha mai provato a compilare una schedina del totocalcio con l’intento di sbagliare tutte le partite sa cosa intendo, è molto più difficile che fare 14. Non a caso tanti, tanti decenni fa, lo zero veniva premiato. Mio nonno vinse una bicicletta.

Sul finire del 2019 Trump firmava il Torture Act (o Pact Act) contro la crudeltà verso gli animali. Oggi gli gira a traverso e si avvia nella direzione opposta. Secondo il Guardian sta per firmare una sorta di liberi tutti a favore della caccia in Alaska.

Liberi tutti tranne orsi, lupi, coyote. Si potrà coglierli di sorpresa nelle tane, anche in pieno letargo, oppure attirarli con esche, si potrà sparare ai cuccioli, senza più alcun confine invalicabile verso le riserve.

Questioni di principi, di tradizione paiono le motivazioni. Inoltre parrebbe anche indigesto a Trump il fatto che Obama, nel porre veti e limiti alla caccia, non avrebbe tenuto conto delle popolazioni di indiani d’America fortemente dipendenti dalle risorse naturali: tra tutte è la più esilarante.

Questione di aziende produttrici di armi, questione di richieste di compagnie petrolifere, questione di richieste di cacciatori di trofei, questione di elettorato conservatore. Questo non lo dice Trump.

Perché il presidente è cieco, per così dire, ma il magnate ci vede benissimo, e il presidente-magnate indossa pure le lenti a contatto.

La natura provocata, la natura invasa e sfidata, anche virus risvegliati e indiavolati, sì, anche questo non dovrebbe suonare sorprendente, reduci non ancora incolumi quali siamo. Se anche non si vuole approfondire, basta aver letto il super citato Spillover di David Quammen per assumere un atteggiamento allarmista e guardingo nei confronti di qualsiasi abuso nei confronti della natura. Non bastasse il rispetto per il pianeta nel quale viviamo, sul quale siamo ospiti e dove, per dire, le formiche stavano ben prima di noi e dove ancora staranno quando la specie umana si sarà estinta. Questo chi lo spiega a Trump, sconfitto da una formica.

Perché la specie umana si estinguerà, in fondo mi pare inevitabile per una specie così meschina e in definitiva stupida. Altro che andare a colonizzare altri pianeti, finiremmo per deturpare anche quelli, meglio farla finita qui, se non ora.

Poi, qualcuno potrà pensare che in fondo sono fatti loro, degli Stati Uniti, che se la sbrighino, che sono lontani. Lontani un po’ come lo era la Cina. Di nuovo, caso mai non bastasse la sensibilità per le sorti del pianeta terra.

Ci meritiamo l’annientamento, alla fine è un destino inevitabile per una specie asservita alla propria peggiore creazione: l’avidità.

“Se un uomo cammina in una foresta per amore della natura per la metà di una giornata, questi corre il rischio di essere considerato un perditempo; ma se investe tutto il suo tempo a fare speculazioni finanziarie, a radere al suolo questa foresta e a rendere la terra calva prima del tempo, viene considerato un cittadino intraprendente e industrioso” (Henry David Thoreau, 1817-1862)

Addio uomo.

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