GIORNATA DELL’AUTISMO SENZA VACCINO

di JOHNNY RONCALLI – Blu, blu, l’amore è blu, così si cantava tanti decenni fa. Da qualche anno, il due aprile lo slogan è un altro: l’autismo è blu. Blu è il colore scelto per rappresentare l’autismo e il due aprile è la giornata che gli hanno dedicato.

Difficile però smarcarsi dalle contingenze, difficile fare retorica alle spalle della quotidianità. Difficile ad esempio fare slalom per evitare la parola vaccino, giusto la parola, perché il vaccino vero ancora non si vede, pare così facile scansarlo.

Almeno nella postazione nella quale mi trovo, la regione Lombardia, ancora non si vaccina. Nella regione Lazio, ad esempio, pare siano molto avanti, con corsie, stanze, percorsi studiati, pare che lì abbiano compreso quale dramma possa essere un autistico ricoverato in ospedale per Covid, per non parlare di una terapia intensiva. Ma qui ancora no.

Si dice che la dirittura d’arrivo sia dietro l’angolo, ma finché non arriva la chiamata, non ci si illude, negli anni abbiamo percorso diritture d’arrivo talmente lunghe, lunghe al punto che il traguardo ancora non si scorge. Se arriva, tanto meglio, saremo i primi a rallegrarci e a dire bravi. Era ora, ma bravi.

Qualche mio amico autistico in realtà è rassegnato e se ne fa una ragione. Dice, qualche mio amico autistico: dai, noi siamo forti, resistenti, che ci importa del vaccino?

E poi, avete sentito che ormai tutti rivendicano il diritto alla precedenza: avvocati, magistrati, senatori, idraulici, panettieri, commessi, autisti, portalettere, giornalisti, lavandai, allevatori.

I miei amici autistici sono sinceramente convinti che tutte queste categorie, e altre ancora, abbiano il sacrosanto diritto di essere vaccinate, e allora hanno avuto una bella pensata: se davvero arrivasse il vaccino per le persone autistiche, sarebbe il caso di promuovere una campagna assai lusinghiera, una campagna tutta blu verrebbe da dire.

Dicono, i miei amici autistici, tanto noi siamo forti, dai, lo sanno tutti, resistiamo a tutto, se arriva il vaccino sapete cosa facciamo? Ognuno di noi adotta una categoria e cede il proprio vaccino a uno che appartiene alla categoria scelta. Che ne so, Andrea cede il suo vaccino all’avvocato Giulio, Marco cede il suo al senatore Aristide, Massimo il suo lo passa al giornalista Alessandro e così via.

Ci facciamo anche un figurone, dicono i miei amici autistici, un figurone blu, può anche essere che ci invitino in TV e ci facciano un sacco di complimenti, un sacco così grande e gonfio che per un anno intero poi non ci possiamo davvero lamentare.

Per il resto, dicono sempre i miei amici autistici, tutto bene, il solito tran tran. La solita fatica boia, la solita insopportabile fatica a cercare di capire questo cavolo di mondo, a cercare di comprendere cosa diavolo si aspettano da noi tutte queste persone che ci girano intorno, la solita fatica a contenere gli scatti di rabbia e insofferenza, quando ci riusciamo.

Si arriva a sera spossati, talvolta intrattabili, esasperati, senza più un filo di energia, se non fosse che al mattino a volte è anche peggio, al pensiero degli sforzi che la giornata che sta per cominciare richiederà.

E poi i genitori, intrattabili pure loro, che lo si creda o meno per gli stessi identici motivi.

Ma sì insomma, per il resto tutto bene, il solito tran tran. Il cielo è sempre più blu, si dice, deve essere così. Per forza.

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