FEDERER, LA NORMALITA’ DI UN ALIENO

Numeri, record, statistiche stanno riempiendo pagine intere, in queste ore successive all’annuncio del ritiro di Roger Federer dal tennis, lo sport di cui è considerato uno dei più grandi giocatori di sempre. Il saldo negli scontri con i due grandi rivali di questa straordinaria carriera – su ogni tipo di campo – è negativo: Nadal e Djokovic lo hanno battuto entrambi più volte di quante abbiano ceduto allo svizzero, eppure gli esperti sostengono che abbia più tifosi dello spagnolo e del serbo. Un tributo alla grandezza dell’uomo, prima ancora che al fuoriclasse. «Forte in ogni zona del campo, imperturbabile nelle situazioni più sfavorevoli e capace di girare la partita con un colpo, un solo colpo, Roger ha cambiato per sempre il corso del tennis», dice Paolo Bertolucci. «Se quello che gioca lui è tennis, noi abbiamo fatto e facciamo un altro sport. I suoi appellativi, il Re e il Maestro, non sono retorici». Così come nemmeno “il Poeta”, battezzato da Adriano Panatta.

Elegante nei gesti, nel vestire, nel parlare, non è mai parso sudare nelle sue 1500 partite, così come non è mai parso ripetere lo stesso colpo, anche solo due volte, nella stessa partita. Da appassionato, ma certamente non tecnico del tennis, lascio a colleghi più ferrati le iperboli sul giocatore. Ma da appassionato appunto, posso solo dire che ha regalato spettacolo e fantasia, ricordandomi il tennis che guardavo da giovane e abbinava l’estro, la classe, l’inventiva appunto, alla potenza che oggi è invece la prima, grande dote che serve per diventare grandi. Per vincere.

Bertolucci marca di nuovo il fatto che trascinasse sempre il pubblico dalla sua parte, senza sollecitarlo: bastava la sua danza a stregare la gente, bastavano le sue movenze dipinte come in un sofisticato fumetto. Leggero, agile, intuitivo, ma soprattutto mai un atteggiamento, una parola, un dettaglio fuori posto. Lontano comunque dall’essere un robot, anzi umanissimo e terreno. Si fece promotore di iniziative per la popopolazione colpita dallo tsunami nell’Oceano Indiano, è stato nominato ambasciatore dell’Unicef, onorando la nomina con un viaggio tra i bambini della regione indiana completamente devastata dal maremoto. In occasione della giornata mondiale dell’AIDS, nel 2007 prestò la sua immagine per una campagna televisiva volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della trasmissione del virus dalle mamme ai neonati. Organizzò un evento di beneficenza, “Hit for Haiti”, per le vittime del terremoto del 2010.

Felicemente sposato e padre di due coppie di gemelli, un’immagine sobria e pulita, Federer lascia la terra battuta e il cemento, l’erba, la racchetta e la storia di questo sport, per entrare nella leggenda, dove già aveva preso posto prima dell’annuncio. Stelle come la sua non si ritirano: continuano a brillare per sempre, giocando ancora nei nostri ricordi e nei nostri cuori di semplici spettatori.

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