FATTI FUORI DA JORGINHO

Con il fiato sospeso fino alla fine, sperando e trepidando. Contro i conteggi cervellotici, contro l’Irlanda, contro i gufi di casa. Erano già tutti lì, appollaiati sui loro trespoli, digrignando i becchi e affilando le zampetta: “L’Europeo? Un caso. Visto? Alla fine la verità è venuta a galla”.

La verità sono stati due pareggi con la Svizzera, unico avversario quotato nel girone di qualificazione ai Mondiali del Qatar 2022. Fa niente se entrambi i nulla di fatto sono stati determinati da altrettanti rigori sbagliati dagli azzurri, anzi un azzurro: Jorginho, che qualcuno aveva persino osato candidare al Pallone d’oro. Reo di aver vinto (usurpato?) nello stesso anno la Champions con il Chelsea e l’Europeo, appunto, con la miracolosa e miracolata Italia di Roberto Mancini. Tutti i record frantumati dal nostro C.T. dal giorno del suo insediamento, nel 2018 all’indomani della sciagurata eliminazione dai Mondiali per la prima volta dopo 60 anni, valevano una cicca frusta: vittorie su vittorie, gol, imbattibilità, “sì, contro chi?”, “sì ma in fondo…”, “sì ma che fortuna!”

Non se ne esce, da noi. Diceva lo scrittore argentino Pacho O’Donnel: “La depravata impossibilità nel riconoscere, rispettare e valorizzare i nostri uomini migliori, è tipicamente argentina come “il dulche de leche”, insomma tipicamente italiana come la pizza.

Siamo arrivati a Belfast con l’acqua alla gola, eppure essendo imbattuti, primi nel girone e con 2 reti in più della Svizzera che affrontava in casa la Bulgaria. L’impresa disperata era la nostra, dobbiamo vincere, stravincere, goleada per non aver sorprese (quando, in realtà, la goleada doveva farla la Svizzera alla Bulgaria e così è stato).

Asfittici senza gli attaccanti titolari (Immobile e Belotti uno acciaccato e l’altro bocciato), senza Chiellini e Verratti, intimoriti e spaventati da quell’incubo del 2018 quando ci eliminò la modesta Svezia agli spareggi, abbiamo caricato a testa bassa. E a testa bassa è finita in Irlanda.

Si apre il processo a Mancini, alla sua buona sorte tramontata, agli azzurri, a chi ha scelto il rigorista, agli assenti (e ai presenti), al nostro calcio non competitivo, al clima del pianeta, al governo ladro. Siamo pronti al fardello, per lo meno lo sono io che ci credo ancora.

Ora però la formula astrusa ci offre gli spareggi per restare con il fiato sospeso, sì, ma per andare infine in Qatar. A testa alta. Poi semmai rifacciamo i conti con chi di dovere.

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