EX-KILLER, MA PER L’INTELLIGHENZIA SONO POVERI “ESILIATI”

di TONY DAMASCELLI – C’è crisi in Francia. Crisi di intellettuali.

Erano metà di mille a scrivere un appello in favore del Battisti Cesare, dalla Fred Vargas a Pennac, nella folla si aggiunsero pure note firme nostrane, tipo Vauro e Saviano, quest’ultimo poi pentitosi. Il pluriomicida aveva bisogno di protezione, la dottrina Mitterand permetteva la bella vita parigina o nei dintorni.

Finito al gabbio Battisti, sono scattati gli arresti per la squadra di ex terroristi italiani anch’essi domiciliati nella douce France. Ed ecco un nuovo manifesto “intellò”: una trentina scarsa di figure della cultura, registi, attori, attrici (anche Valeria Bruni Tedeschi, sorella di e cognata di) ha messo giù una lettera indirizzata al presidente Macron e pubblicata da “Libération”, sempre reattivo a raccogliere denunce di così profondo significato sociopolitico.

Nello scritto i brigatisti o affini vengono definiti “esiliati”. Ora, in verità, si tratterebbe di latitanti perché tutti se la sono svignata per evitare tribunale e carcere, avendo sulla coscienza, sempre che questa esista, omicidi, ferimenti, sequestri, espropri proletari e roba del genere, nei favolosi anni di piombo o di m, dipende da come si voglia leggere quel tempo.

Per Battisti gli appellanti scrissero che l’italiano si era dedicato a una intensa attività letteraria, “la vita di Cesare Battisti in Francia è stata modesta, piena di difficoltà e sacrifici, retta da una eccezionale forza intellettuale. E’ riuscito ad attirarsi la stima del mondo della cultura…”.

Per gli ex brigatisti la spiegazione è simile: ”..dopo quarant’anni molte persone sono uscite dalla clandestinità (ma anche dall’Italia n.d.r), hanno deposto le armi (bravi ma lenti, sempre n.d.r), i loro dossier sono stati esaminati dalle maggiori autorità di polizia e di giustizia francesi.. hanno un regolare permesso di soggiorno, alcuni si sono sposati, creando famiglie con doppia nazionalità, alcuni hanno figli oggi cittadini francesi.. hanno contribuito alla ricchezza nazionale con il loro lavoro per molti decenni, alcuni sono stati impiegati dello Stato, tutti hanno preso l’impegno di rinunciare alla violenza.. hanno tra i 65 e gli 80 anni, con problemi di salute, di vecchiaia.., l’Italia vuole usarli come strumento di propaganda politica…”.

Bene, per la proprietà transitiva resto in attesa (vana) di lettere analoghe per i criminali nazisti, vecchi, ammalati, alcuni autori di libri e comunque “esiliati” in Sudamerica o in altre zone del mondo.

Per fortuna e con onestà, Luciano Violante ha ricordato che anche le vittime dei terroristi arrestati e già rimessi in libertà, quelle vittime dicevo, avrebbero voluto rifarsi una vita e, aggiungo io, scrivendo libri, facendo figli e contribuendo alla ricchezza del nostro Paese. Ma non è stato possibile essendo defunti, uccisi, ammazzati da coloro che l’hanno fatta franca. Anzi Francia. Non trattasi di vendetta, ma di semplice e doverosa applicazione delle leggi, delle sentenze dei tribunali. Non quelli del popolo.

 

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