E VISSERO FELICI E SCONTENTI

di LUCA SERAFINI – Gli scudetti consecutivi sono 9 (nove!), il che urta le masse anti-juventine inducendole a marchiare il nostro campionato ridotto alla stregua di quello danese, o islandese, dove a naso vince sempre la stessa. Manco fosse colpa di chi vince. La verità è che mentre la stirpe Agnelli cresceva e si moltiplicava, si sono dimessi da grandi club l’Inter, 9 anni (guarda la coincidenza) senza un trofeo, e il Milan, che festeggia quinti e sesti posti da un lustro e anela le conferme del 52enne Paolo Maldini dietro la scrivania – o seduto in tribuna, fa lo stesso – e del quasi quarantenne Ibrahimovic sul campo. Vitali per rinascere. Il Napoli è stato lì lì, una volta e mezza dando seriamente fastidio ai bianconeri, poi si è arreso sul carrello vuoto di un room-service e piangendo sul cuscino: da allora è scivolato giù, puntando più sugli allenatori che sui giocatori. La Lazio c’era, quest’anno era incollata, ma si è sciolta in pandemia e quindi ciao. La Roma invece non c’è mai stata, galleggia svanita da anni tra sogni di stadio nuovo e regali dal dischetto che la tengono in vita. Per il quinto posto, avesse detto. Alla fine puntualmente sbologna i più forti per fare cassa e ricomincia da capo.

Dunque, ragazzi, non c’è proprio storia: nessuno ha saputo approfittare nemmeno della mosca cieca dell’estate 2019, quando Marotta e Allegri se n’erano andati, quando Dybala, Matuidi, Khedira, Higuain e qualcun altro erano sulla bancarella ma nessuno li ha presi, quando Mandzukic è stato scaricato come dal balcone a Capodanno. Quando, soprattutto, è stato chiamato in panchina Maurizio Sarri con le sue idee di calcio-champagne da mettere in piedi con i tappi di sughero che gli erano rimasti. La Juve ha zoppicato, ha balbettato, mentre Cristiano Ronaldo si è fatto scivolare sul suo corpo glabro i sospetti di fine carriera. Nessuno ne ha approfittato, nessuno. Quindi beccatevi ‘sta nona e meditate.

Il bello è che gli juventini stessi non sono poi così di buonumore: questa sfilza di 9 scudetti 9 uno dietro l’altro, non riescono a godersela. Il primo della stirpe, Antonio Conte, è stato ripudiato con le etichette di rompiballe e traditore. E via. Allegri ne ha vinti 5 e ha giocato 2 finali di Champions, ma il suo gioco che barba!, che noia! Ci voleva una svolta in direzione dello spettacolo, invece l’insofferenza bianconera schifa la confusione sarriana e si prende ‘sto nono scudetto facendo spallucce, perché il post-lockdown è stato talmente balbettante da non riuscire a godersi in pieno il trionfo. Mah.

Forse io vivo di poco, ma grazie alla tv e ai social nel weekend mi sono goduto un bel po’ di feste, rallegrandomi un po’ per tutti: il Crotone che torna in serie A; la Juve che nello spogliatoio ha esultato eccome, Sarri o non Sarri; l’Aston Villa di Pepe Reina che si è salvato all’ultimo respiro e l’ex portiere di Napoli e Milan ha postato scene di giubilo sfrenate nel privato, dal dressing-room appunto; Mourinho che impazzisce saltellando per un posticino in Europa League, strappato dal suo Tottenham al fotofinish. Ci sono ancora sprazzi di gioia, in questo calcio a porte chiuse dove essere felici sembra così complicato.

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