E PARENZO SCORTICA L’OLIGARCA AVEN CON IL COTTON FIOC

Bella (?) l’intervista di David Parenzo a Petr Aven, uno degli oligarchi russi, il più ricco pare, di stanza a Londra. Su LA7, nel programma “In Onda”, in esclusiva assoluta un’intervista illuminante. Forse, quasi.

Solo una cosa importava sapere al sempliciotto spettatore, sei con Putin o no? Solo questo. Tutto il resto è aria fritta, buona perché fritto è buono pure il cartone, ma se hai voglia di bollito puoi anche andare a farti friggere ma non mi piacerai.

L’oligarca deplora la guerra, pare, dice di essere stato colto di sorpresa a sua volta. Parenzo però non gli pone la domanda fatidica, sei con Putin o sei contro Putin? Cosa pensa della guerra in Ucraina gli viene chiesto e lui non commenta. Arriva alla fine un’allusione diretta, quando Aven rievoca la storia della sua famiglia e le oppressioni staliniane e Parenzo suggerisce un parallelo con le oppressioni putiniane.

No comment naturalmente.

Certo Aven non dice che è una vergogna la distruzione delle città, l’accanimento sui civili, la fuga dalle città in fiamme con quattro stracci quando va bene, la morte di bambini e la distruzione di case e ospedali, questo non lo dice e del resto nemmeno gli viene chiesto.

Le chiediamo “lei condanna Putin per questo eccidio?”, questo avrei voluto sentir dire a Parenzo. Per ascoltare il dissenso o, più probabilmente, il silenzio dell’oligarca. Ma la caccia grossa in questi giorno deve essere anche questa, mettere alle corde chi può e deve schierarsi.

Aven dice che non parla anche per non mettere a rischio le persone che lavorano per lui, centinaia di migliaia di persone. Ma il rischio che corrono le persone che lavorano per lui è solo uno, credo, la nazionalizzazione dell’azienda. Credibile per marchi occidentali, certo non per aziende russe da sempre al fianco dell’autarca e dal medesimo sostenute.

Fino alla fine del mondo possiamo dirci che la Nato è stata poco accorta e poco diplomatica negli anni, possiamo dire fino alla fine del mondo che le avvisaglie sono state sottovalutate, ma fino alla fine del mondo rimarrà la crudeltà ingiustificata di palazzi sventrati, di vite in fuga e di vite con la data di scadenza appiccicata addosso. Vite di bambini anche, il crimine per eccellenza.

E allora, se tu intervisti un oligarca russo che sorride sardonico per il blocco delle sue carte di credito e dice di aver chiesto alla moglie di prelevare quello che si poteva con le carte russe ancora funzionanti, come se davvero fosse la sua ultima risorsa, allora io invece voglio sapere da che parte stai, in modo chiaro, netto, indiscutibile.

Se non lo fai per me sei connivente, tanto più perché comodo nella tua magione londinese lontano da bombe, razzi, fame, sete, orrore. Certo non puoi più usare le tue carte di credito come un tempo, povero, proveremo a immedesimarci.

Se non lo fai per me sei connivente, certo, ma almeno dovrebbe giungere la domanda, lapidaria: sei con Putin o contro Putin? Se indugi, se ricorri al no comment, se ricorri a qualsiasi “se”, per me sei connivente. Punto.

Ma la domanda non arriva, magari Parenzo l’avrà posta in privato, a telecamere spente, chi può saperlo. Ci saranno stati accordi preliminari sulle domande, non dubito, confini da non oltrepassare forse, non posso saperlo.

Ma se milioni di persone rischiano la vita combattendo o affrontando esodi terrificanti, un giornalista in poltrona può rischiare una domanda chiara, netta, l’unica domanda che conta?

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