E L’OMUNCOLO MONTALBANO SEPPELLI’ L’8 MARZO

di PIER AUGUSTO STAGI – Montalbano che tradisce come un comune mortale, come un uomo qualunque, la povera Livia. L’uomo che sa scegliere e capire, che non si lagna e se ne guarda bene dallo sposarsi, senza ingannarsi e ingannare, rispettando la libertà della compagna e soprattutto la sua, limona brutalmente con Antonia, di molto più giovane.

Montalbano che adora la solitudine e tuttalpiù una “botta e via” si è innamorato, e questo ha lasciato increduli e attoniti undici milioni di follower, di seguaci, di appassionati, forse anche di benpensanti o illusi dai loro bei pensieri. Ho atteso qualche giorno – volutamente – per vedere se quello che ho provato io l’altra sera nel vedere l’ultimo Montalbano (“Il metodo Catalanotti”), generasse una levata di scudi, qualche critica, almeno un sussulto, anche perché era l’8 marzo, la festa delle donne.

Niente. È proprio vero, quando il dito indica la luna moltissimi si concentrano sul dito, financo sull’unghia. Il vero problema è il Montalbano pomicione, che s’innamora, che perde il suo proverbiale autocontrollo, da uomo che non deve chiedere mai, perché tanto tutti sono pronti e pronte a soccorrerlo, perde la testa e la favella. Non ha il coraggio di dire una sola parola che una a Livia. Fa scena muta come l’uomo più medio elevato al cubo che si conosca. Racconta frottole adolescenziali a Mimì Augello e a Fazio. L’uomo Montalbano diventa improvvisamente un ragazzino, una “merdaccia”, per dirla alla Fantozzi e non certo alla Camilleri.

È l’8 marzo, la festa delle donne ed è anche giusto mostrare il lato peggiore di noi uomini, di certi uomini. Ma in questo 8 marzo – il problema è chiaramente della programmazione Rai, non certo del maestro Camilleri, né tantomeno di Zingaretti che forse avrebbe però fatto bene a segnalarlo – la donna prende nel finale il suo bel ceffone in faccia. In questa narrazione dove Montalbano perde la testa e la giovane e attraente Antonia fa quello che farebbe un uomo – cioè sto al gioco fin che ne ho voglia e fin che mi va -, il finale è semplicemente pazzesco. Lui pronto a seguirla in capo al mondo, lei che dopo un pistolotto sull’indipendenza e la carriera sale sul treno per proseguire la propria carriera. Lui che resta giù, scornato, fin quando le porte del treno si riaprono, e la bella Antonia scende. Fine. Nulla è cambiato. Altro che emancipazione, parità e apertura al nuovo. Nel giorno della donna, ancora una volta chi la fa franca è l’uomo. Altro che 8 marzo, a me è sembrato un triste e sgradevole 8 settembre. Lo dico da uomo.

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Un commento su “E L’OMUNCOLO MONTALBANO SEPPELLI’ L’8 MARZO

  1. Fiorenzo Alessi il said:

    Caro Dott.Pier Augusto Stagi,
    “…l’uomo medio elevato al cubo..” , alias Zingaretti/Montalbano, non merita le sue riflessioni.
    Tanto meno che ci perda del suo prezioso tempo.
    Già si offende l’uomo medio .
    Il sarcasmo , poi, di “elevare” al cubo questa specie alquanto singolare di Commissario (con offesa ai veri Funzionari di P.S. che diventa onta intollerabile) , mi trova indifferente.
    Per dirla alla Camilleri , il tizio è solo una gran rottura di cabasisi.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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