E INTANTO CHICO FORTI CONTINUA A MARCIRE IN UNA CELLA AMERICANA

Massimo Chiodelli, in arte Chiod, conobbe Chico Forti una trentina di anni fa grazie al surf. Una passione che condividevano sull’acqua e che li unì nella redazione di una rivista specializzata, dove Forti era il caporedattore: “Stava con i piedi sulla scrivania e parlava le sue 5 lingue al telefono, tutto il giorno, a volte su più linee contemporaneamente”.

Poi la sconvolgente vicenda che ha portato Chico dietro le sbarre a Miami 23 anni fa, accusato di un omicidio, con processo a seguire giudicato unanimemente un colabrodo. La cosa come sempre genera due ingiustizie colossali: ergastolo a un innocente e il vero colpevole resta a piede libero. Una macchinazione acclarata, come sostenuto ai tempi dal giudice Ferdinando Imposimato e poi dalle numerose inchieste, con in prima fila “Le iene” che hanno mandato in onda su Italia 1 decine di testimonianze di giurati pilotati, racconti circostanziati e dettagliati di detective americani, avvocati corrotti, la suprema corte della Florida smaniosa di una sentenza emessa dichiaratamente “per una forte sensazione di colpevolezza” mai minimamente provata.

Dopo le promesse di Di Maio, della Cartabia, le vane speranze riposte nella recente (infruttuosa) visita di Draghi a Washington, nell’ottica di un trasferimento di Chico Forti in Italia dove lo attende la mamma 94enne, i sostenitori della causa persa di Chico Forti non si arrendono, dando la luce a iniziative continue di solidarietà e di sensibilizzazione.

L’ultima, la presentazione al Museo del fumetto di Milano del libro “Una dannata commedia” (Galas editore, 25€), firmata da Massimo “Chiod” Chiodelli, con Jo Squillo seduta nella platea gremita, Enrico Ruggeri e Andrea Bocelli collegati in diretta (il tenore di recente ha visitato Chico Forti in carcere). Presenti gli incrollabili zii del nostro connazionale ingiustamente prigioniero, Vilma e Gianni, in prima linea da quasi un quarto di secolo.

L’ennesimo racconto, questa volta a fumetti appunto, ma corredato con documenti e attestati sulle lacune aberranti di un’inchiesta sommaria e della barbara sentenza. Frettolosa, lacunosa, inaccettabile.

Sullo sfondo, l’inerme diplomazia italiana e la vergogna di slogan propagandistici lanciati a turno dai politici, senza che nessuno dei loro proclami abbia mai avuto seguito concreto. Così che non si può mettere sul piatto di questa obliqua bilancia, il differente trattamento che rei accertati, stranieri e specificamente americani, ricevono quando la vicenda si svolge sul suolo italiano e soprattutto quando il loro coinvolgimento è solare. L’incapacità di sostenere e difendere i diritti di un nostro connazionale, sottoposto a una marchiana congiura come quella di Chico Forti, deve suscitare non lo sdegno, ma il terrore in tutti noi, perché a chiunque potrebbe capitare di finire in un incubo come questo a fondo cieco, dove la più grande democrazia del mondo si comporta come la più abbietta delle dittature e dove ancora una volta si celebrano l’impacciata goffaggine e l’impotenza dei nostri politici. Una grande ingiustizia non differente da quella della corte suprema di Miami che ha chiuso al gabbio un italiano per poi buttare la chiave.

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