E DIRE CHE LA MOVIDA ERA UNA COSA SERIA

di TONY DAMASCELLI – La ciurma che parla di movida, uffa, sa di che cosa si tratti?

Non intravvedo un fenomeno culturale o artistico, come avvenne nella Spagna post Franco, la movida madrilena questa fu per poi diffondersi nel resto del Paese. Non vedo Pedro Almovodar agitarsi lungo i Navigli o alla Vucciria. Trattasi, invece, di folla casinara, di canari in libertà nemmeno vigilata, di un liberi tutti che non si ribellano a un regime dittatoriale, i due mesi di isolamento con tutti i servizi e i privilegi sono stati quelli, l’aperitivo famigliare, normale.

Risulta impossibile, anzi inutile, spolverare crani vuoti, scriteriati, incoscienti (anche perché la coscienza porta alla preoccupazione), l’azzardo viene spacciato come giovanile incoscienza.

Eppoi basta con questo dizionario spagnolo, non c’è serata a Pinerolo o Bitonto che non sia movida, forse l’Ernesto, nel senso di Hemingway, oggi non titolerebbe più un suo scritto Fiesta ma Movida, anche se a Pamplona la pensano diversamente.

E la siesta? E la ola? E il triplete con la remontada? L’estate è caliente, il pallonetto è il sombrero ma se è eseguito sulla testa del portiere diventa vaselina, il falso nueve non è desaparecido ed eccita l’aficionado che spesso è macho e si gode il mundial. Propongo l’embargo. Adios!

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