E A TRE SETTIMANE DAL VOTO SI ACCORGONO DELLA SCUOLA

Apprendo che Giorgia Meloni sogna una nazione in cui non si debba avere la tessera della CGIL per essere un buon docente, e subito dopo apprendo pure che il suo consigliere Crosetto, per soprammercato, postula che i suoi avversari politici ritengano che tale tessera sia una sorta di prerequisito all’insegnamento. La cosa in sé mi interesserebbe pochino: di politici che parlino di scuola senza saperne, ahimè, è piena l’aria. Non da oggi.

Il dato che mi ha incuriosito, invece, è stato quello di scoprire che la CGIL Scuola esista ancora: io la credevo morta e imbalsamata. Già, perché, dopo aver cavalcato per decenni lo scontento degli insegnanti, pilotandoli dove la sinistra li voleva, il glorioso sindacato, proprio ora che la scuola è in condizioni terminali e i docenti sono sull’orlo dell’accattonaggio, pare essersi definitivamente volatilizzato, al pari delle altre sigle storiche, quando non è confluito con armi e bagagli nelle liste elettorali del PD.

La verità è che ai sindacati, CGIL in testa, della scuola intesa come istituzione educativa non è mai importato nulla: gli insegnanti servivano come massa d’urto politica e la scuola come strumento di ricatto, ma a nessun sindacalista è mai venuto in mente di protestare per i concorsi ridicoli, i contenuti irrilevanti o la preparazione indegna di certi dirigenti, di certi insegnanti e, per ovvia conseguenza, di certi studenti.

Quindi, questa levata di scudi contro l’intemerata melonica, se, da un lato, non mi coglie impreparato, giacchè a ogni intemerata della predetta corrisponde una controintemerata di questi altri, e viceversa, dall’altro mi rassicura circa l’esistenza di un sindacato della scuola: la CGIL è viva e lotta insieme a qualcuno. Benchè, onestamente, non abbia granchè capito insieme a chi.

Intanto, l’apparato educativo italiano va sempre più a rotoli: i dirigenti assomigliano sempre più a dei docili robot, cui si faccia il tagliando ogni semestre, mentre gli insegnanti, incattiviti da stipendi striminziti e dalla loro sempre maggiore irrilevanza sociale, si accapigliano su questioni di lana caprina o passano il tempo a piangersi addosso.

E la nostra premier in pectore, per una volta che parla di scuola, lo fa per attaccare una CGIL che è più di là che di qua? Eppure, ce ne sarebbero di argomenti, per chiunque volesse inserire nel proprio programma elettorale una seria riforma strutturale del nostro sistema scolastico. Non una riforma didattichese, la solita cervellotica e demagogica, intendiamoci: proprio una riforma strutturale. Via gli inutili esami di Stato, nuovi sistemi di reclutamento e di formazione, via il PCTO: hai voglia!

Ma non accadrà: vedrete che andranno avanti a litigare sulle tessere della CGIL. Tutto è meglio che affrontare in veri problemi della scuola, data la vastità e profondità del problema.

Così, me ne resto alla finestra, ad osservare il pollame che, nel pollaio, continua a beccarsi per un filugello, mentre ci sarebbe una montagna di pastone a pochi passi. Troppe ne ho viste. Pensate che, una volta, ho visto perfino dei volantini della CGIL che inneggiavano allo sciopero per gli aumenti salariali. E qualche insegnante vi aveva perfino aderito. Va detto che c’era un altro governo, però.

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