DO YOU GIRO D’ITALIA?

Istruzioni per l’uso del Giro d’Italia numero 107, che si corre dal 4 al 26 maggio con partenza da Torino e arrivo a Roma.

Non ascoltare chi dice che il Giro è semplicemente un grande appuntamento sportivo: è anche, e soprattutto, un’enorme festa di popolo. Per credere, provare a contare le persone alle partenze, agli arrivi e ai bordi delle strade.

Non fidarsi di chi racconta che il ciclismo non gli interessa: il Giro è un’altra storia, va oltre la bici. Ci sono il costume e la bellezza di un Paese, c’è l’Italia meno nota, quella dei borghi e dei panorami mozzafiato: un occhio, se non due, glielo buttano tutti, compresi nonne e bambini.

Non credere allo slogan ‘la corsa più dura del mondo nel Paese più bello del mondo’: sul Paese ci siamo, sulla durezza della corsa, almeno quest’anno, un po’ meno.

Diffidare di chi prevede una gara equilibrata: a ‘sto Giro c’è un padrone solo, Tadej Pogacar, l’unico che vince tutto, le corse a tappe e le classiche. A decidere se e quando far calare il sipario sarà lui.

Non illudersi che ci sia qualcuno in grado di impensierire Pogacar: ai corridori più affermati, per mettersi sullo stesso piano dello sloveno, non basta neppure l’ascensore.

Ricordarsi che Domenico Pozzovivo, anni 41, è un veterano in attività, non un corridore che deve ancora finire il Giro iniziato dieci anni fa.

Individuare qualche corridore italiano sul quale puntare in futuro, perché l’addio di Vincenzo Nibali ha lasciato un vuoto non facile da colmare in fretta: il più indicato è Antonio Tiberi, bravo a cronometro e in salita, un occhio si può buttare anche ai baby debuttanti Davide Piganzoli e Giulio Pellizzari.

Informarsi sulla geografia della corsa, decisamente stravolta rispetto agli anni scorsi: c’erano una volta italiani, spagnoli, francesi e belgi, oggi i nostri sono meno di un quarto degli atleti al via e gli spagnoli si contano sulle dita di una mano.

Imparare qualche termine tecnico e pure gergale, per capire meglio la corsa e soprattutto i telecronisti: ‘fare l’elastico’ si riferisce alle accelerazioni e ai rallentamenti in gruppo, la ‘fagianata’ è un modo di andare all’attacco, non una cena a base di selvaggina.

Non pensare che quando un velocista non ha il treno per fare la volata sia perché è appena stato proclamato uno sciopero ferroviario.

Non spaventarsi sentendo parlare di watt: è un modo per misurare la potenza dei ciclisti, non un’offerta del mercato libero dell’energia.

Non sperare che seguire integralmente la diretta tv di una tappa permetta di concorrere a qualche premio: al massimo, nelle giornate interlocutorie, c’è in palio la pennichella.

Convincersi che quel tipo che sbuca da tutte le parti con il trofeo in mano fra ministri, sindaci e rappresentanti del G7 è il patron della Rcs, Urbano Cairo, e non il vincitore della passata edizione.

Ricordarsi di dare una spolveratina all’inglese, non importa se quello scolastico abbandonato alle medie: può tornar comodo. Magari per seguire le sovrimpressioni televisive o i social della corsa, tutti rigorosamente british, oh yes.

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