DIEGO ARMANDO, MORIRE E RINASCERE MILLE VOLTE

di TONY DAMASCELLI – Maradona sta bene. E’ una notizia. Grande notizia perché le immagini del suo compleanno erano strazianti, Diego Armando era tenuto in piedi da due badanti, il presidente della federcalcio argentina Chiqui Tapia e il capo della lega professionisti Marcelo Tinelli. Stava rannicchiato, El Diez, quasi volesse nascondersi in mezzo a due, gnomo dopo essere stato Gulliver, patetico, commovente, vuoto nello sguardo, traballante sulle gambe, rami secchi su un corpo senza linfa. Dicevano trattarsi di anemia e di depressione. Bluffavano anche loro.

In sala operatoria gli hanno portato via un grumo di sangue che pulsava sul cervello. La folla, davanti alla clinica, testimoniava con banderas Y ovaciones la fede per l’idolo, a Napoli avevano acceso lumini e pregato san Gennaro, il sangue di un santo, il sangue di un uomo da beatificare.

Diego non può morire, non deve morire, appartiene all’eternità. La sua esistenza è stata, da sempre, ai confini della realtà, protetto, celebrato, venerato, addirittura nel giorno della consegna dell’Oscar, dal regista Sorrentino o da Kusturica che gli ha ritagliato un film, inquilini di un caseggiato esclusivo, tra fumi di sigari cubani e bottiglie ormai vuote di rum caraibico e ancora di altro facilmente definibile, che rende indefiniti e diversi, scrittori, politici, sodali, compagni. Maradona è una ideologia non una semplice idea, è l’arte prestipedatoria che cancella vizi e violenze, è Gomorra e Cappuccetto Rosso assieme, altri sono i colpevoli, altri i lupi mangia nonne, lui ha regalato gol e sogni, dunque qualunque cosa gli fu permessa e qualunque cosa gli deve essere consentita oggi, anche mentre giace in un letto d’ospedale argentino, dove sta per accadere il miracolo.

Rispetto massimo per l’infermo illustrissimo, ma dietro l’altare c’è il diavolo e quello è verace, vittima di se stesso, della propria fragilità, debole per colpe esclusivamente sue, anche se l’omertà dei complici lo ha nascosto alla verità feroce.

A sessant’anni Maradona vive di un passato che non garantisce nessun futuro, le immagini terribili e mortificanti di Diego nella sua casa, ubriaco, sguaiato, circolate nei mesi scorsi, appartengono a un mondo niente affatto finto, costruito per fare del male al campione, sono le istantanee della sua vita grigiastra anche se la figlia denuncia una specie di complotto che sta uccidendo da dentro suo padre.

Non vedo assassini e congiurati, semmai una lunga serie di tentativi di suicidio. Stavolta Diego deve chiedere aiuto alla mano de Dios, è morto già tante volte e continua a sopravvivere più che a vivere, è la droga di chi non riesce a trovare altri paradisi se non artificiali. L’operazione è durata due ore, il tempo di una partita di football con i supplementari. Si attendono notizie.

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