DIAMO NOI UNA SEDIA DELL’OLIMPICO ALLA VON DER LEYEN

di TONY DAMASCELLI – Fossi Gravina (chiedo perdono ai miei parenti, vicini e lontani) inviterei Ursula Von Der Leyen a Roma, località stadio Olimpico, ore 21, domani sera. E la farei accomodare su una poltrona di fianco al dirigente turco, così per rinfrescargli la memoria e possa informare, del fatto, il suo Erdogan.

Non sarebbe una cattiva idea per mettere a disagio la nazionale turca e la sua orchestra, in attesa che il gruppo azzurro provveda alla bisogna. Una provocazione politica, ma che andrebbe in circuito mondiale prima del fischio di inizio.

Dunque si gioca ed è roba grossa, campionato d’Europa, itinerante, secondo idea di Michel Platini che fu ma che è stato cancellato addirittura dagli inviti e dell’Uefa e della nostra Federcalcio, così come dalle altre federazioni scelte come sede delle partite, in ogni parte del continente. Platini è pericoloso, può contagiare, meglio radunarsi tra procuratori e presidenti con le mani pulite, il calcio finge di avere la coscienza a posto, alcune inchieste hanno rotto vetrine già scheggiate dalla fondazione, lo “ienismo” smaschera il nulla però montato ad arte, basterebbe studiare la storia dei tornei, tutti, per ritrovare scandali, corruzione, doping, tragedie, morti ma oggi un avviso di garanzia è come il caffè con il cornetto della prima colazione e attorno alla nazionale l’aria che tira non è proprio da scintillanti vette.

Hanno scritto e detto che Bonucci ha plagiato e convinto alcuni sodali a cambiare manager, hanno aggiunto che Donnarumma è un mercenario, speriamo che questi gas servano a caricare il gruppo, come è accaduto in passato.

I turchi sono roba spigolosa, gli azzurri vengono da buone prestazioni ma si è trattato di scuola a distanza, Dad agonistica, ora c’è il primo compito in classe. Però quella poltrona per madame Ursula non sarebbe male.

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