DA COME CE L’HANNO POMPATO EUROVISION SEMBRA WOODSTOCK

Niente a che vedere con Band Aid e Bob Geldof, per contenuti e significato, e tanto meno con Woodstock: quella doveva essere una specie di sagra di campagna, si trasformò in un evento secolare.

Però, insomma, questo Eurovision Song Contest che celebra a Torino la fase finale della sua 66a edizione fino al 14 maggio, ha una grancassa da far invidia ai più grandi happening internazionali di musica. Sono giorni che ci fanno una testa così, con spot pagine manifesti servizi interviste…

A proposito, quella a Diodato nel Tg2 delle 13 merita una piccola parentesi. Diodato è bravo, senza dubbio, e fa musica che piace anche alla mia generazione, forse perché – dice lui – “è una musica che percorre il percorso” e aggiunge che “quel che ci resta di buono della pandemia è l’unione dei popoli”. Forse in terapia intensiva o in sala di incisione, perché, caro Diodato, bastava seguire i servizi che hanno preceduto la tua intervista per evitare di dire una fesseria così grossa. Bene comunque voce, strumenti e spartiti. E’ lui la stella italiana di Eurovision Song Contest 2022 (Tg2 dixit). Di certo brilla assai più quando canta che quando parla.

Lo scorso anno questa Champions della canzone ha registrato il trionfo dei Maneskin, che da allora non si sono più fermati. Il che ha consacrato come la manifestazione sia ormai pregna di messaggi sociali importanti (“La musica è unità e condivisione”, Carlo Fuortes, ad Rai che ha l’esclusiva), come la parità, l’uguaglianza, la tolleranza – altrimenti perché la conduzione sarebbe stata affidata, peraltro con Laura Pausini e Mika, a prezzemolo Cattelan, che tolleriamo ormai a reti unificate? -, persino il pronostico che vede favoritissima la Kalush Orchestra di Kiev. I nobili scopi purtroppo non hanno impedito la denuncia di alcune volontarie ventenni, le quali sostengono di essere state pesantemente molestate durante il Gala inaugurale. Si attendono sviluppi, ma alcuni fatti raccontati dalle fanciulle risulterebbero già verificati.

Sarei propenso ad accantonare l’ironia, adesso. Nel mucchio, troveremo anche talenti. Nel rumore, scopriremo anche melodia. E poi di aggregazione: a Torino per chi ha fortuna, e davanti alla tv per tutti gli altri, c’è bisogno in uscita dal tunnel del virus. Di partecipazione e di divertimento, dai. L’attesa è grande, spasmodica, per il battage che ci hanno propinato ma anche – dai – per un po’ di qualità che a Eurovision fiorisce generosamente, poiché dopo la passerella sono come sempre il gradimento e la selezione della gente a fare la differenza. Nel palmares dei trionfatori figurano gli Abba e Gigliola Cinquetti, Toto Cutugno e Sandie Shaw, Isabelle Aubret e Celine Dion: c’è spazio e gusto per tutti. Mika poco.

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