CRONACA PERSONALE DI UNA TRUFFA WEB

di MARIO SCHIANI – Sarò sincero: mi piace molto scrivere per @ltroPensiero.net, ma ora che sono milionario non so quanto tempo potrò dedicare a questo giornale, ai suoi redattori e agli infiniti lettori che si è guadagnato.

Cercate di capire: tanti soldi, tante responsabilità. Come diceva Tognazzi in “Amici miei atto secondo”: “Carmencita amore mio, io sono un uomo d’affari, tarapia tapioca tapioca tarapia, dollari sterline, allacciascarpa scarpallaccia”. Insomma, giusto il tempo di stendere poche quanto doverose righe di congedo e poi via, in un nuovo mondo fatto di finanza, Borse che van su e giù e banking, soprattutto molto banking.

Il fatto è questo: poco fa mi è stato comunicato via mail che ho diritto a un risarcimento di 1,5 milioni di dollari Usa (così è specificato). A dirla tutta, non si capisce bene perché dovrei essere risarcito, ma in fondo è dalla nascita che uno incomincia a sentirsi in credito con la vita e quindi, perché no?, vai col risarcimento. Tanto più che a concedere l’obolo ci si è messa gente importante: “Le Nazioni Unite in collaborazione con il Fondo monetario internazionale”, dice la mail.

In fondo, non è impossibile immaginarsi il seguente colloquio, ambientato nei corridoi di qualche grattacielo di vetro e cemento firmato da un archistar: “Che facciamo con Schiani?”, “Io dico che gli va dato almeno un milione”, “Facciamo uno e mezzo e non se ne parli più”, “Perfetto, gli scrivo subito”. Chi potrebbe dubitare della trasparenza di questa operazione?

Certo, per arrivare a mettere le mani sui bigliettoni c’è prima da affrontare qualche passaggio burocratico. A quanto pare, la somma sarà accreditata su una carta bancomat che dovrà essere consegnata da un corriere. Vorremmo forse che il corriere brancoli per le strade urlando il mio nome? Ecco dunque la necessità che io fornisca “nome completo” (si verrà a scoprire che il mio secondo nome è Fitzgerald, vabbè, poco male), il numero di telefono e l’indirizzo. Dati che è possibile inoltrare compilando un apposito “form”: per ottenerlo, basta cliccare laggiù…

Fermi tutti: lo scherzo è bello finché dura il giusto. La verità, ovviamente, è che si tratta di una mail di “phishing”, ovvero un’esca informatica lanciata più o meno a caso nella Rete. Un’esca che fa leva su ben note umane pulsioni (e a volte su debolezze belle e buone): soprattutto sulla curiosità e sull’avidità. Un momento di cedimento, l’assurdo pensiero che qualcuno voglia veramente regalarci tanti soldi per nessunissima ragione e il clic è fatto. Tanto basta per spalancare una porta infernale attraverso la quale si precipitano mille diavoli informatici. Le aziende rischiano il blocco dei loro sistemi, i privati il furto di dati sensibili come password e numeri delle carte di credito.

Ma questo lo sappiamo, e sappiamo anche che, di regola, in questo mondo nessuno regala niente a nessuno, certamente non cifre astronomiche, eppure l’esistenza di queste ignobili trappole sta a confermare una volta di più l’essenziale fragilità della natura umana. Basta un sogno a occhi aperti, un dubbio, il cedimento a una puntura di curiosità perché la Rete ci riporti alla forma più spiacevole del reale: quella in cui prospera chi si avvantaggia della debolezza altrui.

La mail riporta le “firme” dei “responsabili” di tanta generosità: Kristalina Georgieva (la vera direttrice del Fmi, a ben guardare: strano che scriva da un indirizzo gmail) e Balfour Manuel, general manager del corriere espresso indiano Blue Dart.

Per chi si è fregato il loro nome e il mio tempo avrei anch’io una consegna, ma è meglio che non dica di che cosa si tratta sennò qui non mi fanno più scrivere sul serio.

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