COVID, ANCHE L’IDIOZIA FA I SUOI MARTIRI

di JOHNNY RONCALLI – Un bella Italia in technicolor, una primavera di fiori che sbocciano, per non parlar di carte geografiche. Policrome qualche mese fa, chi bianco, chi giallo, chi arancio, chi rosso, smaniosi di una stagione che ci si illudeva potesse essere limpida e profumata come dovrebbe.

Noi italiani nelle sfumature non siamo a nostro agio. Siamo stati encomiabili nella prima rigorosissima chiusura totale, nella primavera di un anno fa, poi è stato il caos.

Colori di circostanza, chiusure commerciali, ma vagabondaggio sfrenato. A che sono servite queste ondivaghe colorature si chiedono in questi giorni i familiari dei due carabinieri morti nelle ultime settimane, Massimo Paris e Roberto Ceci, 57 e 56 anni, impegnati nel non facile tentativo di far rispettare le regole anti Covid a fine febbraio, durante due giorni di follia sulla neve in Ciociaria, tra ritrovi, gite, pranzi, aperitivi, deliri vari.

È un batter d’ali, è un momento, da bianco a rosso. Da giallo a rosso. Da vivi a morti. Così, sfumature, sfumano i colori, sfuma la vita.

Il più amaro dei sorrisi, plumbeo il colore, dipinge il nostro volto se pensiamo alla noncuranza collettiva, al fatto poi che veniamo da settimane di zona rossa durante le quali i controlli si sono visti solo in TV. Io percorro parecchi chilometri ogni giorno, ma in queste settimane non ho avvistato un controllo che fosse uno.

Casualità, solo casualità, non posso argomentare diversamente, però la sensazione di lassismo generale rimane e fa ancora più male pensare a questi due disgraziati, 57 e 56 anni lo riscrivo, che si ammalano e poi muoiono, proprio in conseguenza dell’esercizio di controllo che stavano svolgendo, in conseguenza della stupidità dell’uomo, che senza aperitivo proprio non ci può stare, che continua a ribadire che siamo in guerra, ma continua a pensare che tanto moriranno gli altri.

Il sindaco di Vico, uno dei comuni invasi in quei due folli giorni di fine febbraio, rincara con il sospetto che tra quell’orda di persone vi fossero anche numerosi positivi in fuga dalla quarantena. Di nuovo, supposizioni, non vi è certezza, ma rimane quel clima da Decamerone al contrario, dove anziché cercar rifugio dal contagio in luoghi isolati, ci si ammassa senza alcuna considerazione per le conseguenze nefaste.

Non c’è un colpevole, non c’è un nome, ma non si scorge nemmeno l’innocenza, in senso giuridico e ancor più in senso umano.

I due carabinieri sono già storia di ieri, già dimenticati, bisogna ritrovare il tempo perduto, un fugace segnale di cordoglio e via. In piazza Fiume, a Roma, decine di ragazzi hanno pensato di partecipare al lutto con musica altisonante e balli associati, naturalmente ben assiepati e senza maschera.

Il miglior modo per godersi questa colorata primavera, nessun dubbio, avanti, si balla: ma è una involontaria, tragica danza macabra che emana solo tristi presagi.

 

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