COSI’ SALVINI DISINNESCA LA MINA ZAIA

di ARIO GERVASUTTI – E’ inutile girarci intorno o far finta di niente: da domenica scorsa per Matteo Salvini le cose sono cambiate, e non in meglio. Per carità, ha ragione lui quando dice che “vorrebbe sempre subire sconfitte così”: perché è vero che non ha conquistato Toscana e Puglia, ma da qui a far passare come vincitori gli avversari capaci di perdere in cinque anni 10 regioni su 15, ce ne passa.

Però questa è la politica – o meglio, la chiacchiera politica – e quindi va bene così. Ha invece torto, Salvini, quando sorride a 32 denti di fronte a Zaiev, il bulgaro incoronato con le omonime percentuali Re di tutte le Venezie: per gli amici, Luca Zaia.

Salvini sbaglia a sorridere, anche se è un riflesso obbligato quando devi fare di necessità virtù. Sbaglia perché la strada, checché ne dicano i protagonisti, è segnata. Il governo nazionale volente o nolente si trascinerà per altri tre anni e, quando alla fine si voterà, se la tendenza rimarrà quella attuale e toccherà al centrodestra prendere in mano il pallino non sarà Salvini a maneggiarlo.

Troppo sopra le righe, ottimo per la campagna elettorale ma eccessivamente altalenante per guidare un governo. Un po’ come quelle auto di Formula Uno che in prova fanno tempi mostruosi, e poi non finiscono mai una gara perché si rompe una biella, o un fusibile, o una gomma, o una sospensione: “Inaffidabili”, le definiscono i tecnici.

Anche in Toscana, come prima in Emilia Romagna, aveva davvero la vittoria a portata di mano: ma l’ha sacrificata sull’altare dell’Ego. Non ha scelto due candidature di particolare spessore, magari soggetti provenienti dalla società civile con un curriculum indiscutibile: qualcuno ha fatto l’esempio del compianto Guazzaloca, capace di vincere nella rossa Bologna in tempi non sospetti. No, ha scelto due brave ragazze ma un po’ insipide, perché il vero front man era e doveva essere lui. Ma così facendo – io contro il resto del mondo – puoi arrivare al massimo a perdere con onore.

Epperò la “tendenza Salvini” di questi ultimi due anni, diciamo dal trionfo europeo in poi, è questa, e non si vedono all’orizzonte segnali di cambiamento. Tutto il contrario della “tendenza Zaia” – io al servizio di tutto il resto del mondo – democristiana nella pratica ma leghista (della prima ora) nel metodo.

C’è un solo dettaglio che potrebbe scompaginare questo scenario, ed è un dettaglio da addetti ai lavori e per questo sottovalutato. L’unica mossa da vero “stratega” politico del Salvini ultima maniera: la costituzione di una “segreteria politica” della Lega. Ma chi ha visto in questo la fine del “partito monocratico”, dell’uomo solo al comando – spiacente – non ha capito nulla. Perché con questa mossa Salvini costringerà la ventina di membri di questa segreteria a venire allo scoperto. I Giorgetti, i Fontana, i Fedriga, i Centinaio, ma soprattutto gli Zaia dovranno d’ora in poi esporsi, almeno nelle segrete stanze di via Bellerio (se non le hanno ancora vendute…).

“Se non puoi batterli, unisciti a loro”: lo diceva Giulio Cesare, che di certe trame ne capiva. E così ha fatto Salvini. Li ha chiamati tutti attorno a sé, per condividere le responsabilità e togliere gli alibi, certo, ma soprattutto per farli uscire allo scoperto. Perché a Matteo saranno pure mancati 5 esami per laurearsi in Scienze storiche, ma ha ben presente com’è finito Giulio Cesare.
 

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