COSA HO IMPARATO IO, SUO AVVOCATO MASCHILISTA, DA GESSICA NOTARO

di FIORENZO ALESSI (legale di Gessica Notaro) – Egregio Direttore, non avendo troppe riserve a dire ciò che penso, confido che nessuno se n’abbia a male se dichiaro la mia datata appartenenza a quella specie umana definita maschilista.
Si tratta, di questi tempi, di peccati forse capitali: sia il non dissimulare il proprio vero pensiero, sia l’appartenenza  alla consorteria dei maschilisti.

Ma non equivochiamo: sono di quelli che individuano nell’essere uomo delle precise specificità, riconoscendone altrettante, fors’anche più meritorie, a quello che con linguaggio arcaico mi piace ancora definire “gentil sesso”. Richiamando una frase di un simpatico filmettino di qualche anno fa, sulle curiose circostanze di un “matrimonio greco” negli USA, uomini e donne  sono DIVERSI ma alla fin fine sono  UGUALI. Questo se, e qui il SE è grosso come una casa, non esistessero dei soggetti, già difficilmente definibili uomini, che riservassero alla donna, alla “propria” donna , attenzioni non certo d’amore, o di semplice affetto o,  non da ultimo, di riconoscenza, ma di inaudita violenza.

Gessica Notaro, che ho assistito come avvocato lungo il suo interminabile calvario, è la prova vivente – e rimarco fortemente animata dallo spirito di vita che Qualcuno ci ha regalato – di quanta drammaticità possa esserci  in un’esistenza coniugata al femminile.

Di quanto dolore e sofferenza possano derivare dall’essere un “oggetto” di quel ben strano sentimento che ha nome Amore.

Di quanta forza, non solo risoluta ma anche disperata, a volte richieda l’essere donna.

Della bellezza di essere, sempre e comunque, se stessa, tornando dopo quel tormento che tutti ormai conoscono, la Gessica di prima, ma più forte e più DONNA di prima. Dico anche più bella, se mi è concesso.

È il mio pensiero, non vedo perché dovrei nasconderlo. Gessica lo sa, mi comprende e, soprattutto, non mi giudica. Mi accetta per l’uomo che sono. Da donna, forte, consapevole di avere patito una violenza bestiale, e di avermi avuto professionalmente ed umanamente al suo fianco, insieme a mio figlio Alberto (guarda un po’, un altro uomo!), nella vicenda giudiziaria che ancora non ha visto calare il sipario.

Certo conta che l’imputato, se riconosciuto definitivamente colpevole, sconti, e paghi fino in fondo, l’infamia di cui si è reso malefico artefice: ma altrettanto conta, eccome se conta, anche di più, che Gessica sia la DONNA che è. Per come ha sopportato tanto dolore fisico e morale, per come ha reagito, per come ha combattuto. Un tragico monito ed uno splendido esempio, per tutti.
Cordialmente.

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