COSA C’ERA DIETRO LE BOMBE DI HIROSHIMA

di MARCO CIMMINO – Cadono in questi giorni i due anniversari dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki: evento, per molti motivi, assunto come autentico momento di svolta nella storia contemporanea.

Come spesso accade, nel caso di fatti storici di grande rilevanza e, specialmente, di quelli più vicini a noi e più, come si dice storicamente divisivi, le opinioni, appunto, si dividono e danno origine a vere e proprie polemiche.

D’altronde, la stessa storiografia appartiene alla storia: a seconda del momento politico, dei mainstream culturali e della moda storiografica, la lettura di avvenimenti e fenomeni è stata soggetta a innumerevoli visioni e revisioni. Così è accaduto e continua ad accadere nei confronti del primo e, per fortuna, finora unico olocausto nucleare: ci si divide tra chi legge quel bombardamento come l’unica soluzione – o, perlomeno, la meno cruenta – per porre fine alla guerra e chi, viceversa, bolla i due attacchi atomici come crimini contro l’umanità, crudeli e del tutto gratuiti.

La storia, ve l’ho scritto tante volte, è molto più complicata di come appaia a prima vista: antefatti e conseguenze, protagonisti e flussi di pensiero andrebbero analizzati capillarmente: e ancora non se ne verrebbe a capo, probabilmente. Poiché, in un modo o nell’altro, lo storico è chiamato a dare la propria interpretazione, se non il proprio giudizio, sulla materia del suo studio, egli si affida alla versione che gli paia la meno inquinata e superficiale: sa, tuttavia, che quella non è la verità, ma solo uno scampolo di verità, a esser fortunati.

Dunque, dicevamo di Hiroshima e Nagasaki: vediamo di coglierne gli aspetti essenziali. Il primo è quello del bombardamento terroristico: nel corso di tutta la guerra, questo particolare tipo di bombardamento strategico è stato utilizzato, da tutti i belligeranti, allo scopo di fiaccare la resistenza avversaria. Le sole vere differenze sono state determinate dalla capacità logistica messa in campo e dall’utilizzo di esplosivi convenzionali. I bombardamenti di Amburgo o di Tokyo, all’atto pratico, non sono stati meno devastanti di quelli atomici: l’effetto psicologico, ovviamente, fu invece assai diverso.

Va detto che tutto induce a credere che, se la Germania avesse posseduto l’atomica prima degli USA, l’avrebbe molto probabilmente lanciata: chi ha un’arma vincente, non la tiene mai nel cassetto. Il secondo aspetto è quello del risparmio di vite: brutto concetto, ma indubbiamente pertinente. La conquista di Okinawa, ossia della prima isola veramente giapponese, costò un enorme numero di perdite e dimostrò che la volontà di resistere delle truppe e, soprattutto, del popolo nipponico, non corrispondeva affatto ai segnali di resa provenienti dalla classe politica. Di qui, probabilmente, derivò un calcolo di costi futuri, in caso di sbarco sulle isole principali, che preoccupò il comando supremo statunitense. Tra l’altro, la scienza offriva loro l’arma finale: fate uno più uno due. Anzi, fate due più uno tre, perché l’URSS, ormai da tempo, aveva dimostrato di essere pericolosa per lo status quo europeo almeno quanto la Germania di Hitler: un esercito enorme e potentemente armato occupava metà continente e non dava segnali di volersi accontentare.

Il lancio delle atomiche, indubbiamente, servì da amichevole avvertimento al Piccolo Padre: tu hai le divisioni corazzate, ma noi te le inceneriamo in un secondo! Era un bluff: Truman non aveva più bombe in cascina, ma questo Stalin non lo poteva sapere.

Resta, infine, l’argomento meno significativo, ovvero quello del “collaudo”: il progetto “Manhattan” seguiva una sua logica e una sua tempistica, che prevedevano diverse tappe. La prima fu la conseguenza diretta della creazione del reattore nucleare: l’impiego bellico dell’uranio arricchito o del plutonio. La seconda fu l’esplosione controllata e sperimentale ad Alamogordo, nell’ambito del piano Trinity. Il nome lascia immaginare quali fossero le altre due persone di questa trinità: se la prima era Gadget, la seconda sarebbe stata Little Boy e la terza Fat Man.

Una volta avviato il processo, lo sgancio delle atomiche sul Giappone sarebbe stato inevitabile: era tutto previsto. Dunque, a decidere l’olocausto atomico di Hiroshima e Nagasaki concorsero fattori diversi e considerazioni che spaziavano dalla strategia alla geopolitica. Si consideri, infine, che proprio l’enorme impressione suscitata dagli effetti di queste due bombe, enormemente meno potenti di quelle che sarebbero venute in seguito, ebbe, paradossalmente, la funzione storica di inibire l’uso di armi termonucleari nei decenni successivi: in pratica, l’escalation atomica divenne il principale strumento della pace tra superpotenze. La storia non è solo complessa: a volte è anche bizzarra.

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