VIA, S’E’ SCHERZATO

di CRISTIANO GATTI – I suonatori sono gli stessi, ma cambia la musica. Improvvisa e quasi sfacciata, l’inversione a U. Fino all’altro giorno eravamo mani e piedi dentro l’apocalisse, con aggiornamenti continui di contagiati e di morti.
Poi qualcuno ha impartito l’ordine, davanti a questa brutta opinione che il mondo si sta facendo dell’Italia, più o meno una Cina d’Occidente, popolata di gente infetta, pronta a contagiare in tutti i modi luoghi e popoli d’oltre confine.
Hanno cominciato Di Maio e Speranza a convocare la stampa straniera: signori, cosa state raccontando di noi ai vostri lettori, fate il santo piacere di non diffondere questi allarmismi sul nulla.
A seguire, i telegiornali: fantastici. Prima aprivano con lo speaker a voce urlante che sparava subito il numero dei nuovi contagiati e dei nuovi morti, da qualche ora aprono con il numero dei guariti, con la notizia entusiasmante che il Sacco ha isolato il ceppo italiano, che Milano riaprire il Duomo e la Scala. Più o meno, una festa nazionale.
E la tragedia raccontata fino all’altra sera? In dissolvenza sullo sfondo. Offuscata. Una volta avremmo detto insabbiata. Irrompe sulla scena l’ottimismo, guai a chi si mostra preoccupato e dubbioso.
E’ in questi precisi momenti, in cui la propaganda dirige a proprio piacimento le correnti di pensiero, decidendo dalla sera alla mattina i dosaggi di bello e di brutto, a seconda della convenienza, è proprio in questi momenti che bisogna fare lo sforzo disperato di usare la propria testa. L’abbiamo, mai dimenticarlo. Non è un optional. Tanto meno l’abbiamo affittata a qualcuno o a qualcosa. E allora, se vogliamo usarla in proprio, vediamo di prendere le nostre contromisure. Ragionando, semplicemente. Se non era l’apocalisse prima, non è un carnevale adesso. Se dovevamo prenderci qualche precauzione prima, senza cadere nel terrore, continuiamo a prenderle anche adesso, tranquillamente. Non può essere il crollo delle borse, non può essere la fuga dei turisti stranieri, non può essere la convenienza del momento a stabilire la gravità del Coronavirus. Così ragionano nelle stanze dei bottoni, dove a capotavola siede sempre e comunque l’economia. Almeno a casa nostra, però, sarà bene che decidiamo in proprio cosa è bene e cosa è male. Se non altro, non beviamocela ogni volta a scatola chiusa.

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