CON DUE COGNOMI E’ TUTTA UN’ALTRA VITA

“Bella la volée del tornitore Rossi Brambilla Esposito Vien dal Mare”.

Parità. È quella anelata dalla Corte Costituzionale e ovviamente applaudita fino a spellarsi le mani dai progressisti da salotto: avere più cognomi darà all’italiano medio (tempo un paio di generazioni) la sensazione di essere un nobile a cavallo con i diritti universali in tasca e il whisky 18 anni nella boule di cristallo. Continuerà a non arrivare a fine mese, ma non si può avere tutto.

Con una decisione in linea con i parametri di genere più banalmente modaioli, la Consulta ha scardinato un altro pezzetto di secolare consuetudine famigliare – che, ammettiamolo, a noi illuminati radical del centro storico fa un po’ schifo -, e ha sentenziato: «È illegittimo l’automatismo del cognome paterno».

In virtù dell’aureo pronunciamento il neonato dovrà assumere i cognomi di entrambi i genitori, a meno che la scelta (di quello paterno o materno) non sia preventivamente concordata dagli stessi. Poiché le cose dalle parti dei giudici si fanno per benino, se mamma e papà decidono per i nomi di entrambi, l’ordine dovrà essere stabilito dagli stessi. E in caso di contenzioso, sarà il tribunale a sentenziare.

I media hanno sottolineato il peso rivoluzionario della novità, che ovviamente dovrà essere applicata ai figli nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio e ai figli adottivi o da procreazione assistita. Poiché l’ordinamento italiano non prevede (ancora per poco) che le leggi vengano promulgate da una corte di giustizia, il presidente della Consulta Giuliano Amato ha aggiunto, bontà sua: “Sarà compito del legislatore regolare tutti gli aspetti connessi alla presente decisione”.

In attesa di assistere al prevedibile scontro politico in Parlamento, destinato a durare anni, dobbiamo ammettere che dormiremo più tranquilli perché il vulnus sul cognome ci faceva trascorrere notti insonni a guardare il soffitto buio. Volendo per forza fare un volgare esercizio di benaltrismo, dobbiamo applaudire la Corte Costituzionale che ancora una volta ha dimostrato di stare dentro la realtà sociale italiana indicandoci le priorità.

Con una guerra in Europa, con un’escalation di armi difensive e offensive che non fa presagire niente di buono, con le bollette dell’energia arrivate ai livelli di un anello di Bulgari, con la decisiva scelta fra ”pace o condizionatori”, con la variante Omicron che si ostina a passeggiare per le città, con lo scudetto da assegnare fra il Naviglio grande e quello pavese e con la Ferrari che a Imola è tornata ad essere un camion, finalmente si parla di qualcosa di urgente e serio e decisivo per le vite nostre e dei nostri figli.

Il Cognome della Rosa ha fatto sussultare di gioia l’intero comitato centrale del Pd. Simona Malpezzi: ”Grande soddisfazione, ora il provvedimento venga approvato in Senato in piena aderenza a quanto stabilito dalla Corte”. Monica Cirinnà: “È stata eliminata una discriminazione insopportabile che rendeva invisibili le donne”. Anche Enrico Letta, uscito malconcio dal 25 Aprile con l’elmetto, ha potuto rifarsi: “Ora l’Italia è più giusta”. A loro è meglio non dire che il doppio cognome era già da tempo possibile, perché le battaglie di libertà (soprattutto se di retroguardia) qualche voto lo fanno ancora raccattare presso le anime semplici.

La goccia scava la lapide, dicevano i nonni (meno le nonne). E l’opera di demolizione dell’istituto della famiglia tradizionale continua in allegria, nel totale disinteresse di coloro che dovrebbero difenderla (partiti conservatori e Chiesa), del tutto ininfluenti davanti a questa rincorsa alle pulsioni americane globaliste e siliconvalliche.

Nel giro di un paio di generazioni, come accennavo, potremmo assistere a un fenomeno curioso: la crescita esponenziale dei doppi cognomi. Volendo, i nuovi nati ne avranno come minimo 2, i loro figli 4, i loro nipoti 8. Potrebbero essere usati a scelta nei giorni pari e dispari, come le targhe negli anni 70.

Senza contare due dettagli da cabaret: il cognome materno anche oggi deriva da quello del nonno o del bisnonno, quindi urge imporre la retroattività della legge. E in caso di contenzioso i tribunali, che già oggi non riescono a emettere in tempi ragionevoli sentenze per omicidi, stupri e dispute amministrative milionarie, saranno ingolfati di ricorsi, impegnati a dirimere le impuntature di genere fra Giovanna Trombetta in Bocca e Vladimiro Pantaleoni fu Giuseppe.

Tutto questo è molto bello e un po’ ci spiega perché tre quarti del pianeta considera ormai l’Occidente un circo Medrano, con attrazioni ogni giorno più divertenti. Quanto alla sacrosanta battaglia della parità di genere, meglio far credere che passi attraverso queste conquiste epocali. In modo da dilazionare fino al giorno del giudizio dettagli sociali dirimenti come lo stipendio uguale, le opportunità uguali e le responsabilità uguali. Riguardo a queste, l’augusta Corte non ha niente da eccepire. Forse perché è composta al 90% da maschi.

 

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