CLAMOROSO: LA MEMORIA SI SALVA SU CARTA

di LUCA SERAFINI – Una bella beffa, per chi – come me – forzato dagli eventi alla tecnologia, adesso scopre che con carta e penna, non solo è più facile, ma aiuta il cervello.

E’ il ritorno del vecchio bloc notes. Lo studio svolto dall’Università di Tokio e pubblicato su “Frontiers in Behavioural Neuroscience” (“Frontiere nelle neuroscienze comportamentali”) non lascia dubbi. Il gruppo di ricercatori giapponesi ha affidato il test a 48 volontari compresi tra i 18 e i 29 anni: si trattava di memorizzare il dialogo tra due tizi che parlavano dei loro progetti futuri inserendo nella loro conversazione 14 date, con annessi appuntamenti e impegni vari. Nel frattempo le 48 cavie divise in 3 gruppi – che lavoravano con penna e quaderno, un’app con calendario digitale e uno smartphone – prendevano appunti. Piccola parentesi. Dopo una vita di foglietti sparsi per casa e nelle tasche, sotto i sedili dell’auto o mandati nelle giacche in tintoria, perduti e ritrovati quando ormai non servivano più, oppure perduti e basta, ebbene da qualche tempo – non molto – ho imparato a usare da autodidatta il calendario digitale, su cui da bravo bambino – sia pure con modi da cercopiteco e polpastrelli da gnu, quindi immaginatevi la scena e le difficoltà – annoto giorno, indirizzo, ora e descrizione smart dell’impegno. Fatica vacua. Al termine del test a Tokyo, dopo un’oretta in cui i partecipanti sono stati distratti da storielle che parlavano d’altro, è stato chiesto loro di riempire un questionari rispondendo alle domande relative alla prima parte: “Quando avranno questo impegni quei due là?”, “Cosa dovranno fare e a che ora il giorno tale?”.

Chi aveva usato carta e penna ha concluso in 11 minuti contro i 14 di chi aveva usato il tablet e 16 di chi aveva utilizzato lo smartphone. Non solo: il primo gruppo, quelli del bloc notes, ha risposto esattamente a un maggior numero di domande.

La spiegazione scientifica di questa strage di memoria: “I 48 volontari erano collegati a un dispositivo a risonanza magnetica che analizzava il flusso del sangue cerebrale e quindi le regioni del cervello più attive durante il test. Chi ha usato carta e penna ha avuto maggiore attività nelle aree cerebrali associate al linguaggio, alla visualizzazione dell’immaginario e nell’ippocampo, l’area che comprende i ricordi e le informazioni spaziali”.

Già, perché il docente di neurobiologia Kuniyoshi Sakai ha chiarito che “quando prendiamo appunti su un taccuino lo facciamo su un oggetto che occupa un posto preciso, permanente nello spazio. Le informazioni sono e restano lì. Con la tecnologia è diverso: quello spazio è più confuso perché facciamo scorrere lo schermo, sfogliamo pagine virtuali, ma quando spegniamo i dispositivi è come se tutto sparisse e rimanesse solo nella memoria artificiale dello smartphone o del tablet”.

Prendendo appunti con carta e penna, su quei vecchi foglietti che si sgualciscono nel tempo ma nel caso si possono riscrivere copiandoli, siamo indotti mentalmente a riepilogare le cose, collocandole nel cervello e lasciandole lì per quando serviranno la prossima volta. Il cervello non va in tintoria (anche se a qualcuno servirebbe), non svolazza per terra (quello di qualcuno sì), non si cancella anche se col tempo (a qualcuno non ne serve neanche più di tanto) si offusca. Il modo per tenerlo allenato, quell’organo rosa eppure così oscuro, è il sistema tradizionale. Ma questo forse lo sapevamo già.

Quello che non sapevamo è come attraverso queste conferme, prendiamo atto di come alcune cose della nostra vita restino inesorabilmente legate all’abitudine e alla tradizione, alla storia in fondo. Quindi alla memoria. Qualche anno fa uno studio sull’editoria, in America, rilevò come ormai il 70% dei lettori di libri lo fossero con gli eBooks e il 64% dei quotidianisti leggesse il giornale sui tablet. Il “New York Times” arrivò a pubblicare un editoriale in prima pagina intitolato: “Saluto ai lettori”, spiegando che nel giro di poco tempo sarebbe sparito dalle edicole per proseguire l’attività soltanto online. Le percentuali nell’ultimo decennio si sono ribaltate, essendo tornati i lettori e preferire libri e riviste di carta.

“Tempus fugit, sed in memoria permanet” e, come è noto, “scripta manent”. L’ho studiato sui libri di testo ed è quel poco che mi è rimasto nel cervello. Per tradurre dal latino all’italiano, nel caso si può andare su Google.

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Un commento su “CLAMOROSO: LA MEMORIA SI SALVA SU CARTA

  1. Gigi il said:

    Accumulatori di memoria sottratta al genere umano … un’altro fattore predisponente per le malattie neurodegenerative come l’alzheimer. Ciao Luca mi piace quello che scrivi 😊

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