Un pezzo di vita lungo, felice, glorioso. Come essere stati in campo con lui, nel Milan e in Nazionale, a correre e sudare, esultare e piangere. Come aver sofferto per lui, durante accadimenti che lo hanno segnato nel privato e per le sconfitte, molte, cocenti, come le gioie nelle incalcolabili vittorie.
Ho vissuto Franco Baresi sugli spalti da tifoso, poi da giornalista e infine quasi da collega, negli stessi studi televisivi, alle presentazioni di libri, in giro per i club. In questi anni gli si era sciolta quella parlantina così ermetica quando giocava a pallone, perché all’epoca – come hanno sempre raccontato i compagni e gli avversari – gli bastava un’occhiata, uno sguardo, dolce o severo, per farsi capire. Obbedire, scansare. E casomai una rincorsa, un tackle, un passo avanti chiarivano meglio il concetto. Non c’era davvero bisogno di parlare.
Un gigante che Enzo Bearzot, pur di farlo giocare da sbarbato al fianco della leggenda Gaetano Scirea, che ricopriva lo stesso ruolo, cercò di reinventare come mediano. Per dire. Un gigante, ora va a prendersi nella memoria e in cielo quel Pallone d’oro negatogli in terra. Un gigante, pareva indistruttibile eppure l’esistenza fragile lo ha segnato dall’inizio: orfano da bambino col fratello Giuseppe, una malattia del sangue, tribolazioni a fine carriera, poi finalmente la tranquillità al Milan, il suo Milan. Un ambasciatore con una favella rinnovata, con il suo tono pacato, moderato, a volte impercettibile senza microfono. Chiaro e diretto comunque.
I suoi tormenti ne hanno segnato il volto, mai le parole. I suoi trionfi ne hanno illuminato gli occhi e il sorriso. Non è mai cambiato, però, umile, taciturno, nel suo mondo che divideva con tutti, ce ne concedeva un pezzo ogni tanto perché non si può evitare quando vivi in tuta con gli altri dalla mattina alla sera, quando ti cambi e fai la doccia tutti i giorni col gruppo, quando il tuo lavoro inizia e finisce davanti a 70, 80, 90mila persone e vai sui giornali, sei in tv, ti raccontano in radio. Sui libri.
Baresi calciatore lo conosce chiunque: venerato dai compagni, stimato e invidiato dagli avversari, fedele alla maglia nonostante le Serie B navigate due volte, il duro più elegante nei western dell’agonismo, nessuna frase, nessuna polemica, nessuna parola fuori posto in decenni sull’onda. Cuore da leone, cervello delle campagne bresciane di Travagliato, dove la fatica, il sudore, il senso delle cose sono chiari fin da quando vieni al mondo, sono regole ferree che ti accompagnano lungo tutto il cammino.
Del Baresi uomo conservo un geloso ricordo che mi ha riempito di gioia, quando poco tempo fa mi chiese di fare il moderatore nella presentazione alla stampa del suo ultimo libro. Un onore. Come quello di averlo conosciuto, come quello di aver potuto vederlo giocare, vederlo vincere, vederlo perdere. L’onore di aver potuto sapere chi fosse davvero.

Con lui da tifoso Milanista se ne va una parte di me stesso.
Bellissimo articolo Luca ❤️🖤.
Comunque non scopriamo l’acqua caldo se l’articolo lo scrive LUCA SERAFINI 🤜🏻🤛🏻👍🏻💪🏻🫶🏻
Un “ hombre vertical “ che di più non si può, ruoli diversi ma simile in tutto e per tutto a Gigi Riva, palleggiate e riposate in pace ovunque ora siate !