CI MANCHERAI Mr.BEAN, IL PIU’ ITALIANO DEGLI INGLESI

di LUCA SERAFINI – Dopo 31 anni Rowan Atkinson ha pensionato il cavallo del suo successo mondiale, Mr. Bean: il signor Fagiolo. E’ stanco di interpretarlo, non lo diverte più: si tiene i ricordi, una fama planetaria, gli 11 miliardi di visualizzazioni su YouTube, i video più caricati dalle compagnie aeree, l’antipatia di un personaggio invece simpatico a tutti.

L’ultima intervista a Rowan Atkinson, in cui ha annunciato l’addio a Bean, è percorsa da stanchezza e malinconia: i gusti televisivi ormai sono scelti dagli algoritmi, dice, confessando di essere spaventato dal mondo social dove chi la pensa diversamente da te ti lapida.

Il disagio personale dell’uomo è così lontano dalla disinvoltura con cui il suo personaggio è uscito per 31 anni dai pasticci, dalla solitudine, da un’esistenza modesta legata a una valigia di cartone e un orsacchiotto di pezza, cui teneva più che alla sua poco affascinante fidanzata.

Mr. Bean, maldestro e solitario, ha riempito di italianità il suo modo di vivere inglese inventandosi trucchi per passare davanti nelle code (persino in ospedale, in una gag esilarante), per non dormire a Messa, per uscire dal garage senza pagare il biglietto, persino per passare con il rosso.

Per questo gli inglesi lo hanno amato assai meno che nel resto del mondo, nonostante l’invito alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra. Non lo hanno mai amato perché per niente british, con la sua comicità muta e latina così poco anglosassone in cui riesce a salutare la Regina con un dito indice che gli esce dalla cerniera dei pantaloni, incastrata mentre si preparava all’incontro.

“Il politicamente corretto è noioso, medioevale”, pensa Atkinson, balbuziente sin dall’infanzia, forse proprio per questo capace di esportare i primi 15 episodi (1990+1995) della serie in 245 Paesi: Mr. Bean infatti non parla mai. Non ha lingua né dialetto. Annuisce, emette qualche verso, si gioca raramente uno “yes”, ma le sue espressioni sono costruite intorno a modi maldestri, per niente convenzionali e mai volgari, con una furbizia più spesso premiata che punita. Ed è questo che irrita gl inglesi, ma non il resto del pianeta che invece si è goduto tutta la sua perfida ironia.

“Far ridere è difficile, è diventata una responsabilità che mi pesa troppo”. La resa dei comici è – o appare – sempre più malinconica.

Rowan Atkinson manda silenziosamente nei ranghi il suo pavido, pasticcione, truffaldino Signor Bean. Come in piscina, su quel trampolino così in alto dove sfida un bambino, salvo poi avere il terrore di tuffarsi; o agli Harrods, dove l’unica cosa che lo colpisce nel fantastico reparto giocattoli è una presa elettrica che non può fare a meno di staccare, spegnendo le luci di tutto il palazzo. O quando bara giocando a minigolf, quando sposta avanti le lancette a Capodanno per cacciare di casa i vicini e tornare al suo orsetto di pezza, alla sua solitudine. Come fa adesso, per l’ultima volta.

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