CHIUDERE A MEZZANOTTE E RIAPRIRE ALL’UNA

Non c’è come partorire una norma o un divieto, in Italia, per scatenare le astuzie più fantasiose. Pochi e semplici esempi valgono più di tanti commenti.

Nonostante la provincia di Latina sia tra quelle più colpite dalla nuova ondata di coronavirus, tanto da essere stata la prima in Italia in cui è stato imposto un mini-lockdown, due giorni fa a Pontinia, nel cuore dell’agro pontino, è stata organizzato in un ristorante un banchetto di nozze a cui hanno preso parte 82 persone. Una giovane coppia del posto, di nazionalità indiana, in un’area dove vi è una folta comunità sikh impegnata nel lavoro nei campi, al termine del rito si è ritrovata con parenti e amici presso “La Corte degli Ulivi”, in strada della Striscia, locale gettonatissimo per feste del genere. Dopo una segnalazione, però, sono intervenuti i carabinieri di Pontinia, insieme ai colleghi di Sezze, Borgo Sabotino e Latina, identificando e sanzionando gli 82 commensali, alcuni provenienti anche da altri centri, e il gestore del ristorante, per la violazione delle norme anti-Covid. Il Dpcm del 13 ottobre scorso non consente infatti la partecipazione ai banchetti di più di 30 persone. Quattrocento euro di sanzione a testa, che può essere ridotta a 280 euro per chi sceglie di pagare subito.

– E passiamo a Bologna. Fatto il Dpcm, trovato l’inganno. O il “bug”. Nel capoluogo emiliano c’è un bar che chiude a mezzanotte, in ottemperanza ai divieti appena fissati, e riapre un’ora dopo, all’una di notte e dunque del nuovo giorno, perché nel decreto non si fa menzione dell’orario di apertura. È il Mavit di fronte alla stazione centrale. Anzi era: perché è arrivata immediatamente, nel pomeriggio di sabato, un’ordinanza regionale a precisare anche gli orari di riapertura.

– E passiamo a Catanzaro. Anche qui: se è vero che l’ultimo dpcm prevede che i locali chiudano alle 24, da nessuna parte si rintraccia un’indicazione sull’orario di riapertura. Della falla se n’è accorto Aldo Manoiero, titolare del Plaza cafè di Catanzaro Lido, un bar cornetteria con annessa una sala slot, che ha sempre lavorato h24. “E proprio qui sta la chiave. Se il decreto prevede che io chiuda a mezzanotte, benissimo, lo faccio – spiega -.  Poi però nulla mi vieta di riaprire un quarto d’ora dopo, come da orari affissi da sempre all’esterno del mio bar”.

Lo ha spiegato anche ai poliziotti che appena ha rialzato la saracinesca si sono presentati per i controlli e per invitarlo all’immediata chiusura. Ma, dpcm alla mano, non hanno trovato norma che lo obbligasse a farlo. Né l’hanno trovata tutti i superiori, buttati progressivamente dal letto fino ai vertici della scala gerarchica, consultati per sapere come procedere.

“Sono un tipo meticoloso, lavoro da tempo con le slot machine, per questo sono abituato a leggere bene tutte le normative e i regolamenti per rispettarli alla lettera. In tanti anni di attività, ho subito centinaia di ispezioni e non ho mai preso una multa”, racconta Manoiero. Lo stesso, afferma, ha fatto con il dpcm appena entrato in vigore. 
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